Macerie. Ciò che resta, ciò che nasce. Una mostra collettiva dell’Università Cattolica

Macerie. Ciò che resta, ciò che nasce è il titolo dell’esposizione collettiva che fino al 10 aprile coinvolge le sedi dell’Università Cattolica di Milano, Cremona, Piacenza, Brescia e Roma, con i lavori di 14 artisti contemporanei.

I curatori, gli studenti dell’ateneo in collaborazione con il Centro pastorale, coordinato da Padre Enzo Viscardi, e il dipartimento di Storia, Archeologia e Storia dell’Arte insieme alle professoresse Elena Di Raddo, Michela Valotti e Mariacristina Maccarinelli, hanno scelto di confrontarsi con il tema delle conseguenze della guerra.

Macerie. Ciò che resta, ciò che nasce si concentra sullo spazio fragile e silenzioso che segue la fine di un conflitto. Le macerie non sono soltanto edifici crollati, ma anche rovine interiori, segni che abitano chi è stato costretto a convivere con scelte non proprie. Attraverso l’arte, il dolore si trasforma in memoria, la violenza in pensiero e la distruzione in creazione.
La mostra si muove così sul sottile confine tra le ferite e la possibilità di trasformarle, creando consapevolezza.

Il percorso della mostra si sviluppa fluido all’interno della sede milanese di Largo Gemelli con opere e installazioni dislocate nei chiostri e nei corridoi. Ci sono opere fotografiche come quelle di Gabriele Micalizzi, che si accostano a vere e proprie installazioni a riflettere sul ruolo e l’uso dei materiali utilizzati in zone di guerra, come in quelle presentate da Fabrizio Dusi, Mauro Seresini o Lorenzo e Simona Perrone.

Esposti i disegni di Salvatore Garzillo e quelli di Adriano Caverzasio che descrivono due guerre diverse, sia per luogo che per tempo, ma con simili conseguenze.

 

Adriano Caverzasio, Macerie e ambiente. 2012. Courtesy Università Cattolica del Sacro Cuore.

 

La Fondazione culturale Carlo Zinelli e la famiglia Zinelli hanno prestato alcune opere dell’esponente dell’Art Brut Carlo Zinelli (1916-1974), i cui dipinti riflettono il trauma della guerra civile spagnola.

 

Carlo Zinelli, Opera 98, 1960. Courtesy Fondazione Carlo Zinelli

 

Erk14 è un artista napoletano che utilizza colori vivaci ad esaltare i protagonisti delle sue opere, degli object trouvé; Valentina Achilli fa emergere la potenza e il valore della comunicazione scritta attraverso l’uso della carta filigranata fatta a mano e il tessuto. Con loro Giampaolo Parilla, che nella sua pittura esplora la fragilità e la frammentazione del corpo umano nel mondo contemporaneo, in connessione con la geopolitica dei conflitti attuali, l’iconografia delle mappe di guerra e le immagini di sistemi d’arma e scontri armati.

Nella sede della Cattolica di Brescia è possibile scoprire l’opera di Luca Pancrazzi, che fin dagli anni ’80 indaga i limiti della percezione attraverso la sperimentazione tecnica; le sue opere mettono in evidenza come strumenti, gesti e ripetizioni possano contribuire a definire linguaggio e visione artistica.

Nella sede di Piacenza Vanshika Agrawal, grande artista nata in India il cui lavoro fonde poesia, performance, pittura, disegni e installazioni per creare spazi effimeri che riflettono sul continuum della vita.

L’artista Silvia Stucky è presente sia nella sede di Roma che in quella di Milano. Particolarmente attenta alle tematiche sociali, il suo lavoro artistico chiede di riflettere sulla nostra esistenza. La sua ricerca è fatta di interventi minimi in cui l’autorialità si assottiglia esaltando una bellezza involontaria, alla luce del rispetto per l’altro in tutte le sue forme.

Infine, nella sede di Cremona, Marta Ferrarini, una fotografa classe 2003 che fa della fotografia un mezzo per creare vicinanza e connessione.

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