Trent’anni di architettura e città in Abruzzo, una mostra all’Aquila

Fino al 18 ottobre 2026 Palazzo Onmi all’Aquila ospita Continuità e divergenze. Architetture e paesaggi urbani in Abruzzo 1930-1960, mostra curata da Mario Centofanti, Raffaele Giannantonio e Andrea Mantovano, promossa dal Comune dell’Aquila in collaborazione con il MAXXI L’Aquila nell’ambito del programma L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026.

 

Continuità e divergenze. Architetture e paesaggi urbani in Abruzzo 1930-1960, ph. ©Luca Eleuteri.

 

Il progetto ricostruisce trent’anni di trasformazioni architettoniche e urbane in Abruzzo, mettendo a confronto la produzione degli anni del regime, la ricostruzione postbellica e la fase di sviluppo che precede il boom economico.
Il percorso coinvolge progettisti di rilievo nazionale e professionisti locali, osservando come i linguaggi del Novecento siano stati interpretati in relazione alle condizioni storiche, alle esigenze delle città e alla tradizione costruttiva regionale.

 

Colonia marina dei Fasci di Combattimento di Rieti Stella matutina detta Stella Maris, 1939 a Montesilvano (Pescara), progetto di Francesco Leoni e Carlo Liguori, ph. ©Andrea Jemolo.

 

La mostra è articolata in tre sezioni dedicate ad arte, architettura e urbanistica. Le prime sale indagano il rapporto tra arti visive e spazio costruito attraverso le rassegne sindacali organizzate all’Aquila, Pescara, Teramo e Chieti negli anni Trenta, insieme alle esposizioni aquilane Alternative attuali del 1962 e Aspetti dell’arte contemporanea del 1963, curate da Enrico Crispolti e Paolo Portoghesi.
Tra i casi esposti figura anche l’apparato decorativo Art déco della sala-teatro Eden dell’Aquila, realizzato nel 1933.

 

Vittorio Bonadè Bottino, Albergo a Campo Imperatore, 1933-1935. Manifesto pubblicitario di Corrado Mancioli, 1941.

 

La sezione dedicata alle architetture analizza gli edifici pubblici costruiti durante il fascismo e la successiva evoluzione dell’edilizia collettiva, dal tardo razionalismo alle sperimentazioni del dopoguerra. Particolare attenzione è riservata agli impianti sportivi, agli edifici religiosi e all’impiego espressivo del cemento armato, oltre che al programma di valorizzazione turistica del Gran Sasso, avviato negli anni Trenta con la costruzione dell’albergo di Campo Imperatore, della funivia e delle infrastrutture di collegamento.

 

Continuità e divergenze. Architetture e paesaggi urbani in Abruzzo 1930-1960, ph. ©Luca Eleuteri.

 

Il racconto prosegue con le architetture destinate alle istituzioni e al lavoro, considerate per il ruolo assunto nella ridefinizione dell’immagine urbana. La parte urbanistica affronta invece la riforma dell’ordinamento comunale e provinciale del 1927, la nascita della nuova Pescara, la formazione della Grande Aquila, gli studi per il Piano territoriale regionale e la riforma agraria del Fucino.
Interventi di demolizione, nuovi edifici direzionali, infrastrutture e ampliamenti urbani mostrano le diverse strategie con cui L’Aquila, Teramo, Sulmona, Chieti e Pescara hanno affrontato il tema della modernizzazione.

 

Vista della tribuna dello stadio Adriatico di Pescara, ph. ©Andrea Jemolo.

 

Progetti, documenti d’archivio, manifesti, riviste, filmati, fotografie storiche e opere d’arte provengono da collezioni private, dagli Archivi di Stato delle quattro province abruzzesi e dalle collezioni di Architettura e Design contemporaneo del Maxxi. A questi materiali si affianca una campagna fotografica commissionata ad Andrea Jemolo, che documenta lo stato attuale degli edifici e degli spazi urbani, evidenziandone il rapporto con il paesaggio e le trasformazioni d’uso.

 

Palazzo di Giustizia, L’Aquila, 1958, di Enrico Lenti, Elio Piroddi, Renzo Sbricolli, Emilio Tomassi.

 

La mostra è accompagnata da un catalogo pubblicato da Gangemi Editore, con prefazione di Marco Biraghi.

 

Piazza della Rinascita, Pescara, ph. ©Andrea Jemolo.

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