A trent’anni dalla ricostruzione – curata da Ignazio Gardella con il figlio Jacopo – del Padiglione di Arte Contemporanea di Milano, riaperto nel luglio 1996 dopo l’attentato di via Palestro, fino al 13 settembre la Project Room del Padiglione di Arte Contemporanea di Milano (Pac) racconta il lungo processo di elaborazione che condusse Gardella – tra il 1948 e il 1954 – alla definizione del progetto.

Un’ampia selezione di materiali d’archivio – filmati Rai, fotografie, tavole e schizzi originali, provenienti dall’Archivio Storico Gardella, dal Csac dell’Università di Parma, dall’Archivio Progetti Iuav e dalle Raccolte Bertarelli – affiancati da modelli, ridisegni interpretativi e gigantografie realizzati per l’occasione permette di osservare e comprendere l’architettura nel suo farsi, attraverso quel processo che Gardella definiva “ricerca critica dell’esito formale”.

Totalmente diversa dalle preesistenti scuderie e allo stesso tempo profondamente radicata nel contesto della Villa Reale di Milano, l’architettura del Pac racchiude una lezione quantomai attuale per costruire con ciò che già esiste, in termini fisici e culturali, dialogando con le molteplici temporalità dei luoghi, attraverso le forme dell’architettura.

L’allestimento nella Project Room evoca una sala prove, in cui le diverse parti dell’architettura – gli spazi espositivi, i dispositivi luminosi e dinamici, la facciata e la scala – vengono osservate, smontate e ricomposte prima di raggiungere quell’appropriatezza della forma definitiva, che determina la persistenza dell’architettura.

Main sponsor di Architettura alla prova è Esselunga, il cui contributo fu determinante già per la ricostruzione seguita all’attentato del 1993.
Oltre a richiamare quell’esperienza, la presenza di Esselunga ricorda anche il legame tra il suo fondatore Bernardo Caprotti e Ignazio Gardella, al quale si deve la progettazione di numerosi negozi e sedi direzionali del gruppo della distribuzione moderna.