In studio come in cantiere. L’architetto Davide Moroni trasforma un vecchio ripostiglio nel suo studio di architettura, dimostrando come elementi primordiali – pietra, intonaco grezzo, legno, ferro – possano articolare spazi complessi.
Esibendo, anziché celare, le fasi di un cantiere edile, lo spazio diventa manifesto didattico e visivo del processo costruttivo: le pareti mantengono l’intonaco volutamente grezzo, esponendo i segni delle tracce impiantistiche, i raccordi e le cicatrici dei lavori. Una scelta che trasforma il cantiere da momento transitorio a estetica permanente, celebrando l’onestà strutturale e il valore dell’incompiuto come forma d’arte.

L’ambiente si rivela attraverso un dialogo costante tra il passato industriale e la precisione del progetto contemporaneo. Una netta diagonale nera ridefinisce i volumi della parete di fondo, separando la superficie vissuta da un guscio scuro e intimo, al cui centro si innesta una porta monumentale in legno massiccio d’epoca.

Questo contrasto geometrico e temporale trasforma un semplice elemento di passaggio in un’opera scultorea.
Convertiti in arredo funzionale, i materiali dell’edilizia pesante assumono una nuova nobiltà. Il cemento dei blocchi forati, materiale strutturale per eccellenza, si ricompone a secco in sedute geometriche e piani d’appoggio lungo le aperture.

Il ferro del grande tavolo riunioni monolitico, realizzato su disegno, mostra la finitura brunita e industriale della lamiera piegata. Parallelamente, la rete elettrosaldata da armatura, ossidata, da rinforzo nascosto diventa una griglia espositiva dinamica per plastici, mappe e disegni.

In un rigore quasi monastico, risaltano calibrati accenti di colore, come il radiatore verticale rosso e i tessuti accesi della panca, e oggetti narrativi: una moto d’epoca, tronchi di legno usati come sedute e grafiche d’autore. Natura, architettura e costruzione si fondono in un’unica visione essenziale e, appunto, raw. Nobile perché grezza.

Moroni Architettura 2.0

Convinto che l’architettura debba essere prima sentita che disegnata, Davide Moroni, 43 anni, predilige un approccio sensoriale dove la scelta dei materiali nasce da un’esplorazione tattile ed emotiva e il progetto si sviluppa attraverso processi di sottrazione e ridefinizione. Principio generatore dello spazio è la struttura.
Specializzato nel recupero edilizio, lo studio media tra la memoria storica degli edifici e un linguaggio estetico fresco e consapevole dove la luce naturale è lo strumento primario per risemantizzare spazi d’epoca e trasformare il ‘vecchio’ in scenari attuali dell’abitare.