Paolo Castelli, l’architettura come forma dello spazio, la mostra a Macerata

A dieci anni dalla scomparsa di Paolo Castelli (1924-2016), il Museo Palazzo Ricci di Macerata dedica all’architetto, urbanista e pittore marchigiano la mostra Dare forma allo spazio. L’architettura di Paolo Castelli, aperta fino al 6 gennaio 2027.

 

La locandina della mostra Dare forma allo spazio. L’architettura di Paolo Castelli, al Museo Palazzo Ricci di Macerata fino al 6 gennaio 2027.

 

Curata da Michele Schiavoni, presidente di In/Arch Marche, e Roberto Cresti, direttore artistico di Palazzo Ricci, l’esposizione ripercorre l’attività di Castelli attraverso progetti, disegni, dipinti, scritti e documenti d’archivio, approfondendo il rapporto tra ricerca architettonica, pianificazione territoriale e paesaggio.

 

Disegni e fotografie in mostra relativi alla Casa del pendio (Villa Castelli alla Cimarella), Macerata, 1962.

 

Nato a Camerino nel 1924, Castelli si formò a Roma, dove si laureò nel 1947, per poi tornare nelle Marche e avviare un’intensa attività professionale.
Dopo le prime esperienze individuali e la collaborazione con Marone Marcelletti, nel 1969 fu tra i fondatori del Gruppo Marche, struttura multidisciplinare che riunisce architetti e ingegneri e opera tuttora nei campi dell’architettura, dell’urbanistica e della pianificazione territoriale.

 

Disegno prospettico del complesso Sacripanti a Civitanova Marche, progetto del 1972.

 

La ricerca di Paolo Castelli si sviluppò nel confronto con il Movimento Moderno e con il pensiero di Frank Lloyd Wright e Bruno Zevi, del quale condivise la centralità dello spazio nella concezione architettonica.
Particolare attenzione dedicò al rapporto con il contesto naturale e costruito, riconoscendo nell’architettura uno strumento per interpretare le caratteristiche dei luoghi e accompagnarne le trasformazioni. Già negli anni Settanta sostenne la necessità di riequilibrare gli assetti territoriali delle Marche, valorizzando il sistema dei piccoli borghi dell’entroterra.

 

Disegno per la nuova sede della Cassa di Risparmio della provincia di Macerata, progetto vincitore del concorso nazionale di architettura del 1949.ettico

 

Il percorso espositivo documenta alcuni dei principali interventi realizzati nell’arco di quasi quarant’anni, dal quartiere Ina-Casa di via Spalato a Macerata (1952) alla Casa del pendio (1962), dall’ospedale civile di Macerata e dal Monumento alla Resistenza (1967) alla chiesa di Casette Verdini a Pollenza (1971), fino alla scuola elementare di Montelupone (1987).

Una sezione è dedicata alla pittura, parte integrante della sua ricerca sullo spazio, sulla natura e sulla percezione.

 

Il quartiere Ina-Casa di via Spalato a Macerata, progettato da Paolo Castelli nel 1952.

 

La mostra assume anche un particolare significato nel decennale del terremoto che nel 2016 colpì l’entroterra marchigiano.
«Castelli aveva già intuito quanto fosse fondamentale prestare attenzione ai piccoli borghi, alla loro identità e al ruolo che svolgono nell’equilibrio territoriale regionale», spiega Michele Schiavoni. «Sono temi che oggi acquistano un significato ancora più forte, mentre molte comunità sono impegnate nel percorso di ricostruzione e rigenerazione dopo il sisma».

 

La scuola elementare di Montelupone (1987), progetto di Paolo Castelli.

 

Promossa dalla Fondazione Carima e dalla Fondazione per l’Architettura di Macerata, in collaborazione con la Diocesi di Macerata, l’esposizione è visitabile gratuitamente a Palazzo Ricci, in via Domenico Ricci 1, il sabato e la domenica dalle 15.30 alle 19.30, con aperture straordinarie durante le festività.

 

Il Monumento alla Resistenza a Macerata, progettato da Paolo Castelli nel 1967.

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