Centosessantatré elementi in ceramica smaltata emergono da un tappeto circolare come cellule, fiori o organismi ancora privi di una classificazione. È costruita attorno a questa moltitudine di forme The Hand of Nature, l’installazione di Michele Ciacciofera esposta fino al 4 ottobre 2026 al Museo della Ceramica di Nuoro, nello spazio di approfondimento al primo piano.

Già esposta a Venezia nell’ambito di Forme d’argilla. Un secolo di ceramica sarda (1900–2000), l’opera trova ora posto nel museo nuorese, accanto alla collezione rientrata dalla laguna, e amplia la riflessione sull’evoluzione della ceramica sarda: da pratica artigianale legata alla cultura materiale dell’isola a terreno di sperimentazione aperto all’arte contemporanea e al design. L’installazione è composta da 163 ceramiche smaltate disposte su un tappeto in lana irlandese e Tencel del diametro di 230 centimetri. Ogni elemento possiede una modellazione, una superficie e una gradazione cromatica differenti, ma partecipa alla costruzione di un organismo unitario, quasi un giardino generato dal suolo. Le variazioni degli smalti, le tracce impresse nella materia e gli effetti delle cotture rendono visibile il passaggio dall’idea al manufatto e il contributo delle competenze artigianali coinvolte nella sua realizzazione.

«L’ambiente immersivo di oltre 160 elementi ceramici smaltati che fioriscono da un tappeto circolare non è un semplice dispositivo scenico, ma la materializzazione di un’idea», scrive Efisio Carbone, direttore del Polo museale ISRE e curatore della mostra. Il progetto artistico prende forma attraverso «la conoscenza empirica degli smalti, la calibratura delle cotture, l’intonazione cromatica che nasce dall’esperienza».
Il lavoro mette così in relazione due dimensioni complementari: l’elaborazione intellettuale dell’artista e il patrimonio di gesti, tecniche e conoscenze tramandato nelle botteghe. Modellare, incidere, smaltare e cuocere diventano passaggi di un sapere collettivo nel quale ogni variazione di pressione, temperatura o colore determina l’unicità del pezzo. La manualità non è dunque intesa come esecuzione separata dal progetto, ma come parte di un processo nel quale pensiero e materia si modificano reciprocamente.

Per l’occasione il percorso accoglie anche Circoli colorati di Rosanna Rossi e Licuccos di Caterina Lai. Le due opere condividono con quella di Ciacciofera l’interesse per la dimensione simbolica della forma e del colore e per una rilettura contemporanea della cultura materiale e visiva della Sardegna.

Michele Ciacciofera
Nato a Nuoro nel 1969, Michele Ciacciofera vive e lavora a Parigi. Utilizza media diversi, tra cui pittura, disegno, suono, scultura con materiali diversi e assemblaggi di materiali organici e riciclati.
Con un approccio antropologico, Ciacciofera indaga temi legati alle sue terre d’origine, la Sardegna e la Sicilia, collocandoli sempre nel più ampio contesto culturale del Mediterraneo.
Memoria collettiva, miti rivisitati e realtà politica contemporanea si incontrano in opere caratterizzate da una forte attenzione alla materia e una chiara consapevolezza delle attuali dinamiche socio-economiche.
La sua formazione in scienze politiche, l’interesse per l’antropologia, l’archeologia e le questioni ambientali, così come la sua ‘ossessione’ per la memoria, sia individuale che collettiva, costituiscono le basi del suo lavoro, con cui dà forma a importanti esperienze poetiche. Parallelamente, l’interesse per l’architettura e lo spettacolo lo hanno visto coinvolto sia in lavori di progettazione pubblica che di scenografia per il teatro.
Michele Ciacciofera ha partecipato a importanti mostre personali in istituzioni internazionali, tra cui nel 2023/2024, Condensare l’Infinito al Museo Maga di Gallarate e al Centre d’Art Contemporain Passerelle di Brest. Nel 2021, il Musée d’art contemporain, Château de Rochechouart (Francia) ha dedicato l’ampia mostra retrospettiva Sans commencement et sans fin al suo lavoro degli ultimi dieci anni; nel 2020, The Library of Encoded Time al Museo Marino Marini di Firenze; nel 2018 The translucent skin of the present a Mirrored Gardens di Guangzhou; nel 2017 Emisferi Sud al Museo MAN di Nuoro; nel 2016, Enchanted Nature, Revisited al CAFA Museum di Pechino; nel 2014 I hate the indifferent a Summerhall, Edimburgo, e al Musée en Herbe di Parigi.
Alle mostre si aggiungono numerose partecipazioni a Biennali e fiere internazionali.
Nel 2025 l’artista ha realizzato una grande opera pubblica permanente dal titolo L’altare del Tempo e dell’Acqua Feconda per il parco fluviale di Fanano (Modena).