Calcestruzzo ad alta riflettanza e drenante contro le isole di calore

Quello appena trascorso è stato il mese di giugno più caldo mai registrato in Europa occidentale: le temperature hanno sfiorato o superato i record storici in diversi Paesi, con un’ondata di caldo che ha avuto conseguenze pesanti sulla salute e ha aggravato le condizioni di siccità in diverse aree del continente.
Un problema che si acuisce nelle città, che registrano temperature sensibilmente superiori rispetto alle aree circostanti a causa dell’elevata presenza di superfici impermeabili e scure che assorbono e rilasciano calore: il fenomeno delle cosiddette isole di calore urbane.

È un tema su cui Federbeton, la Federazione di Confindustria che rappresenta la filiera del cemento e del calcestruzzo, pone particolare attenzione: laddove la pavimentazione è strettamente necessaria, la scelta dei materiali con cui si realizzano strade, piazze e aree urbane può incidere concretamente sulla capacità delle città di affrontare le ondate di caldo.

Un recente studio scientifico del Politecnico di Torino (High Albedo Interlocking Concrete Block Pavement for Urban Heat Island Mitigation) conferma questa possibilità, evidenziando come la scelta dei materiali per le pavimentazioni possa contribuire a contenere il fenomeno delle isole di calore.

I ricercatori hanno osservato tre aree di parcheggio e una superficie di copertura situate nel centro della città di Torino in cui le pavimentazioni esistenti sono state sostituite con pavimentazioni in calcestruzzo. Il colore chiaro del calcestruzzo riflette una maggiore quantità di luce solare, le superfici si riscaldano meno e contribuiscono a mantenere più fresca l’area circostante. Misurando le temperature sul posto e con immagini satellitari, i ricercatori hanno rilevato che queste superfici si mantengono significativamente più fresche: la temperatura superficiale è scesa in media di 4-5 gradi, con un calo complessivo del fenomeno di isola di calore del 15% nelle zone interessate.

Risultati simili sono stati osservati anche in altri contesti, come per esempio ad Atene, dove in un progetto di riqualificazione urbana si sono potuti misurare calio delle temperature superficiali fino a 12°C dopo l’installazione di cool pavements, con vantaggi misurabili anche sulla temperatura dell’aria.

Il motivo è semplice: le superfici chiare riflettono una quota maggiore della luce solare, invece di trattenerla e restituirla sotto forma di calore. Il calcestruzzo si presta particolarmente bene a questo tipo di soluzioni grazie al colore chiaro e alla buona capacità di riflettere la luce solare. Nelle versioni drenanti inoltre la presenza di vuoti interconnessi consente all’acqua piovana di infiltrarsi nel terreno, limitando l’impermeabilizzazione del suolo e favorendo il raffrescamento evaporativo.

Tra gli esempi più significativi in Italia di impiego di calcestruzzo e di calcestruzzo drenante drenante figura Piazza del Carmine a Firenze: il primo, di elevata qualità estetica e che resiste meglio all’usura, è stato impiegato nella carreggiata perimetrale; il secondo nelle aree pedonali, dove il calcestruzzo drenante consente all’acqua piovana di infiltrarsi naturalmente nel suolo.

«Le città sono chiamate sempre più ad adattarsi agli effetti del cambiamento climatico, senza rinunciare alla qualità degli spazi urbani e alla sicurezza delle infrastrutture – dichiara Nicola Zampella, direttore generale di Federbeton. In questo percorso la filiera del cemento e del calcestruzzo è impegnata nello sviluppo di materiali sempre più sostenibili e performanti: i calcestruzzi ad alta riflettanza rappresentano una soluzione concreta e già disponibile per le amministrazioni, capace di contribuire alla mitigazione delle isole di calore e di rendere le città più vivibili e sostenibili».

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