Aperte dal 18 febbraio le prevendite per il grande evento espositivo – ha meritato la Medaglia del Presidente della Repubblica – in programma dal 14 marzo al 14 giugno alla Galleria Nazionale dell’Umbria in coincidenza con l’ottavo centenario della morte di san Francesco d’Assisi.
Giotto e san Francesco. Una rivoluzione nell’Umbria del Trecento, curata da Veruska Picchiarelli ed Emanuele Zappasodi, racconta quel momento, tra la fine del Duecento e i primi decenni del Trecento, nel quale il carisma di Francesco incontra il genio di Giotto e, grazie alla bolla di papa Niccolò IV che nel 1288 autorizza l’avvio delle decorazioni della chiesa superiore della Basilica di Assisi, vede la nascita dell’arte moderna, con il passaggio dal linguaggio stilizzato della tradizione bizantina alla rivoluzione figurativa promossa dal maestro fiorentino, capace di imbrigliare e restituire la realtà con coerenza e credibilità fino ad allora inedite.

Ad Assisi il talento del giovane Giotto si manifesta con forza dirompente, dapprima nelle Storie di Isacco, poi nella Legenda francescana, aprendo la strada a un codice nuovo con l’introduzione, in maniera ancora empirica, eppure perfettamente razionale, di uno spazio profondo e misurabile, abitato da corpi e oggetti dotati di un volume specifico, di una tangibile corporeità.
In mostra, questa fase giovanile di Giotto sarà rappresentata da due capolavori di incommensurabile portata. Per il loro valore programmatico e per l’influsso esercitato sull’arte del Trecento, la Madonna di San Giorgio alla Costa, concessa in prestito dalla Diocesi di Firenze, e il Polittico di Badia delle Gallerie degli Uffizi di Firenze sono infatti testi di rilevanza assoluta nella storia dei linguaggi figurativi. Queste tavole sono solo alcune delle opere che in mostra illustreranno lo stile di Giotto negli stessi anni in cui lavora alla Basilica di Assisi.

La centralità della “fabbrica” francescana rimase intatta ancora per alcuni anni. Fondamentale a tal proposito, l’arrivo di altre due presenze clamorose, sul calare del secondo decennio del Trecento: Simone Martini e Pietro Lorenzetti, che lavorano rispettivamente nella Cappella di San Martino (affreschi di Simone Martini, 1315-1317 circa), e nel transetto sinistro e nella cappella di San Giovanni Battista (affreschi di Pietro Lorenzetti, 1319-1320 circa).
Con più di 60 opere, Giotto e san Francesco. Una rivoluzione nell’Umbria del Trecento ripercorre quella straordinaria stagione: accanto a quelle realizzate da Giotto, Simone Martini e Pietro Lorenzetti sui ponteggi della Basilica francescana, troviamo quelle coeve dei maestri del territorio, capaci di reagire prontamente, con originalità, al loro esempio.
L’esposizione offre così l’occasione di estendere lo sguardo su un patrimonio diffuso in tutto il territorio regionale, fino alle località più remote.

Giotto e san Francesco. Una rivoluzione nell’Umbria del Trecento si avvale della collaborazione scientifica di studiosi internazionali di altissima specializzazione, tra cui Alessandro Bagnoli, Caroline Campbell, Laura Cavazzini, Donal Cooper, Andrea De Marchi, Gabriele Fattorini, Cecilia Frosinini, Francesca Pasut e Mirko Santanicchia.
L’iniziativa è promossa e organizzata dai Musei Nazionali di Perugia – Direzione regionale Musei nazionali Umbria, in collaborazione con il Comitato Nazionale per le Celebrazioni dell’Ottavo Centenario della morte di san Francesco d’Assisi, il Commissario Straordinario Ricostruzione Sisma 2016, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria, le Regione Umbria, la Custodia Generale del Sacro Convento di San Francesco, la Provincia Serafica dei Frati Minori di Umbria e Sardegna, l’Arcidiocesi di Perugia – Città della Pieve, il Comune di Perugia e Confindustria Umbria.
La manifestazione si avvale della collaborazione dell’Archivio di Stato di Perugia e del contributo di Regione Umbria, Camera di Commercio di Perugia, Fondazione Perugia, Fondazione Cassa di Risparmio di Terni e Narni, Fondazione Cassa di Risparmio di Foligno, Arvedi Ast e Nestlé; media partner Rai Umbria.