Per l’architetto Renato Rizzi, docente dell’Università Iuav di Venezia, più che una rappresentazione tridimensionale in scala che giunge alla fine del processo di progettazione, il modello ne invece la premessa e il necessario strumento critico per comprendere ciò che del sito non è ancora visibile.
Negli anni Rizzi ha sviluppato una tecnica specifica per mettere a punto i modelli di architettura che nel settembre 2025 è stata applicata alla scala territoriale di Tbilisi (Georgia) in un workshop guidato dall’architetto con i suoi assistenti Susanna Pisciella, Giorgia Antonioli e David Brodsky.

Il processo parte da disegni preparatori utili per realizzare un primo modello su cartone, del quale viene poi realizzato un ‘negativo’ in silicone sul quale viene poi colato il cemento per giungere al ‘positivo’ finale.
Parte del programma formativo di Ubani — Tbilisi Cityscape Research Center, il workshop ha coinvolto un centinaio di studenti e giovani professionisti.
I modelli che sono stati prodotti sono in mostra – fino al 24 aprile – a Tbilisi, presso lo spazio polifunzionale TBC Concept Flagship.

I lavori esposti comprendono un modello ortogonale di Tbilisi caratterizzato da verticalità accentuate che creano una prospettiva intensificata, un modello della scarpata di Metekhi che esplora l’interiorità dei prospetti della città, negativi in silicone, fotografie e pannelli, uno dei quali mostra lo sviluppo del disegno delle 1.131 isoiipse utilizzato per realizzare il modello ortogonale.

Un secondo pannello espone le doppie pagine tratte da L’Ottava Vita (per Brilka), un libro di Nino Haratischvili. Questo abbinamento si ricollega al tema centrale del progetto: un dialogo tra architettura e letteratura che traggono entrambe origine dallo stesso panorama storico e geologico.

Come osserva Renato Rizzi, il paesaggio è vivo e mutevole, ricco di significati e valori stratificati che attraversano processi nascosti di trasformazione. Questa idea è strettamente legata alla sua metodologia, che mira a portare alla luce le dimensioni nascoste e remote del paesaggio. Allo stesso modo, L’Ottava Vita (per Brilka) svela la storia di una famiglia attraverso diverse generazioni.
Il personaggio centrale, Brilka, la ragazza a cui il libro è dedicato, incarna l’indomabilità dell’arché, simboleggiando il paesaggio stesso.
In questo senso, le generazioni descritte nel libro riflettono la formazione stratificata del paesaggio di Tbilisi, spiegando il rapporto tra architettura e letteratura.