Ixa, architettura primigenia per il memoriale di tutte le resistenze cecoslovacche

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Prima l’occupazione nazista, poi quella sovietica. La Cecoslovacchia – oggi divisa in due nazioni indipendenti, la Repubblica Ceca e la Slovacchia – cercò di opporsi a tutti i regimi, dapprima con forme di resistenza clandestina negli anni Quaranta del secolo scorso, poi, nel 1968, con la “primavera di Praga” repressa dall’Ursa con i carri armati e infine con la “rivoluzione di velluto” che nel 1989 pose fine all’occupazione sovietica e rese il Paese indipendente.

Trent’anni dopo, nel 2017, rientrata finalmente in possesso della proprietà di suo padre Josef Mašín, ufficiale dell’esercito cecoslovacco e membro della resistenza clandestina contro i nazisti, Zdeňka Mašínová diede vita a un’associazione per trasformare ciò che restava della fattoria a Lošany, in Boemia, nel memoriale delle tre resistenze cecoslovacche.

 

Il progetto di studio Ixa del memoriale dei tre movimenti di resistenza è stato finalista del premio ceco di architettura 2023, ph. ©Benedikt Markel.

 

L’obiettivo era quello di aprirla al pubblico e utilizzarla per preservare l’eredità di Josef Mašín e della sua famiglia per celebrare la lotta per la patria, la libertà e la democrazia.

 

L’architettura dà l’opportunità di osservare la storia moderna della Cecoslovacchia e della Repubblica Ceca attraverso la storia di una famiglia rurale, ph. ©Benedikt Markel.

 

In particolare, la resistenza ceca è il movimento di resistenza attivo durante la seconda guerra mondiale nel territorio dell’attuale Repubblica Ceca, che al tempo costituiva il protettorato di Boemia e Moravia sotto il controllo tedesco. Si trattò di un movimento di piccole dimensioni e anche per questo scarsamente documentato.

 

Gli ambienti a volta del piano terra sono protetti ora da un guscio di cemento proiettato con funzione stabilizzante, ph. ©Benedikt Markel.

 

Il memoriale dei tre movimenti di resistenza progettato da Ixa – studio di Praga degli architetti Tomáš Hradečný e Benedikt Markel – offre l’opportunità di osservare la storia moderna della Cecoslovacchia e della Repubblica Ceca attraverso la storia di una famiglia rurale.

 

Tre aperture colorate poste sul soffitto a volta simboleggiano i tre movimenti di resistenza del Paese, ph. ©Benedikt Markel.

 

Dopo numerose ricostruzioni la casa natale di Josef Mašín aveva perso il suo carattere originario. L’unica traccia di autenticità era rappresentata dagli ambienti in muratura e a volta del piano terra, ora conservati e nascosti sotto un getto di calcestruzzo che li ricopre e li protegge. Altre parti dell’edificio, come finestre e porte non originali, il tetto e il soffitto con travi a vista, sono state rimosse.

 

Nello spazio lasciato senza tetto cresce un gelso come simbolo della famiglia Mašín, ph. ©Benedikt Markel.

 

In due nicchie contrapposte dell’atrio è installato il testo di una lettera di Josef Mašín in cui saluta la moglie e i figli. Nella seconda sala, tre aperture poste sul soffitto a volta simboleggiano i tre movimenti di resistenza. L’ultimo spazio, senza tetto, è un luogo di riflessione.
Qui cresce un gelso come simbolo della famiglia Mašín, che rappresenta la libertà e la speranza che gradualmente oltrepassa l’orizzonte del memoriale.

 

La casa natale di Josef Mašín ne rievoca la vita e le azioni di resistenza contro i nazisti, ph. ©Benedikt Markel.

 

L’ampio cortile della fattoria originaria rimane vuoto, pronto ad accogliere gruppi numerosi di visitatori o a fungere da sfondo per eventi. Il granaio al piano superiore è accessibile solo in occasioni speciali e, come la stalla e il fienile in un’altra parte dell’edificio, sarà oggetto dell’ultima fase di ricostruzione.

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