A Gliwice, in Polonia, la nuova sede di Gambit Systems traduce in architettura il prodotto commercializzato dall’azienda, specializzata nella distribuzione di tubazioni.
Il progetto di Kwk Promes nasce infatti dall’immagine di una catasta di tubi sovrapposti: un riferimento immediato all’identità del committente, ma anche una soluzione per unire le diverse parti del complesso e contenere i costi di costruzione.

L’edificio sorge sul terreno precedentemente occupato da un capannone produttivo rettangolare. Il contesto circostante è composto prevalentemente da abitazioni con tetti a falde, spesso affiancate da annessi lunghi e prismatici. Da questa compresenza di geometrie inclinate e volumi elementari deriva l’articolazione della nuova sede, che costruisce un fronte compatto verso la strada e assume un profilo più frammentato sul lato rivolto al quartiere residenziale.

La composizione riflette le tre funzioni principali richieste dal programma.
Il corpo a due piani con pareti e copertura inclinate ospita gli uffici; la parte più bassa contiene il laboratorio per la preparazione degli ordini; il parallelepipedo più alto accoglie invece il magazzino non riscaldato.

La disposizione dei tubi che definiscono l’involucro ha determinato anche la pendenza della copertura. Nella zona degli uffici, il secondo piano è stato sagomato per rispettare il limite di altezza previsto dagli strumenti urbanistici ed evitare la realizzazione di spazi privi di una reale funzione.
Ne deriva un profilo irregolare che, osservato dalle case vicine, riduce visivamente la scala del complesso.

L’obiettivo dei progettisti era evitare la consueta separazione tra un capannone industriale standard e una palazzina direzionale aggiunta sul fronte.
Uffici, laboratorio e deposito appartengono qui a una figura architettonica unitaria, nella quale le differenze funzionali rimangono riconoscibili senza interrompere la continuità dell’insieme.

L’ipotesi iniziale prevedeva di impiegare sulla facciata le stesse tubazioni distribuite da Gambit Systems, che il committente avrebbe potuto acquistare a prezzo di costo. Le verifiche condotte durante lo sviluppo del progetto hanno però mostrato che i prodotti, destinati all’installazione interrata, si ossidavano se esposti al sole e non rispondevano ai requisiti antincendio necessari per un rivestimento esterno.

Kwk Promes ha quindi scelto una lamiera di alluminio grezzo, economica e già sperimentata dallo studio in progetti come OUTrial House, Unikato e Konieczny’s Ark.
Il materiale sviluppa nel tempo una patina opaca che ne attenua la brillantezza e gli conferisce un aspetto vicino a quello del calcestruzzo.
Resistente e di facile manutenzione, contribuisce a limitare gli interventi richiesti durante la vita dell’edificio, aspetto che lo studio considera parte integrante della strategia ambientale del progetto.

I tubi collocati lungo i bordi del volume sono stati chiusi alle estremità per impedire che il vento producesse fischi. È stata invece abbandonata l’idea di applicare reti contro l’ingresso degli uccelli: la possibilità che alcuni elementi dell’involucro diventino rifugi per la fauna è stata accettata come una funzione aggiuntiva dell’edificio, oltre a permettere una riduzione dei costi.

Gli ambienti interni ricevono luce da finestre tradizionali e lucernari. Gli uffici al piano terra, destinati alla permanenza continuativa dei dipendenti, sono dotati di vetrate rivolte verso un piccolo giardino ricavato all’interno dell’area a parcheggio. Al piano superiore, il deposito e i locali di servizio sono illuminati dall’alto, così da lasciare libere le pareti perimetrali e consentire una maggiore flessibilità nell’organizzazione degli spazi.

La sede è circondata soprattutto dalle superfici necessarie alla circolazione e alla sosta di automobili e mezzi pesanti. Per offrire ai dipendenti uno spazio esterno separato dalle attività logistiche, la copertura del corpo più basso è stata trasformata in una terrazza per le pause.
