La riflessione di Erik Saglia sullo sguardo e sullo spazio

Dal 20 giugno al 18 ottobre il Museo d’Arte Contemporanea di Cavalese (Trento) ospita Fly-by, mostra personale dell’artista torinese Erik Saglia, curata da Elsa Barbieri. Il progetto riunisce circa quaranta opere e trasforma gli spazi di Palazzo Rizzoli in un percorso dedicato ai temi della percezione, dell’osservazione e del rapporto tra opera e visitatore.

 

Erik Saglia, Paaliaq (Manifesti Satellite), 2025.

 

Il titolo della mostra richiama il termine astronautico “fly-by”, il sorvolo ravvicinato con cui satelliti e sonde raccolgono informazioni durante il passaggio vicino a un pianeta. Una metafora che Saglia applica alla propria ricerca, costruita attorno alla griglia modernista: una struttura geometrica che l’artista enfatizza, deforma e riorganizza fino a trasformarla in una superficie riflettente capace di coinvolgere chi guarda.

 

Erik Saglia, Filofrosine (Manifesti Satellite), 2026.

 

Nato a Torino nel 1989, Erik Saglia appartiene a una generazione di artisti che ha riportato l’attenzione sulla pittura astratta e sui processi materiali dell’opera. Formatosi all’Accademia Albertina di Belle Arti, ha sviluppato una ricerca che prende come punto di partenza la griglia modernista, trasformandola progressivamente in un dispositivo percettivo capace di mettere in relazione superficie, spazio e osservatore. Negli ultimi anni il suo lavoro è stato presentato in istituzioni come la Triennale Milano e in mostre organizzate dalla galleria Thomas Brambilla a Bergamo.

 

Ritratto di Erik Saglia, ph. ©Chiara Esposito.

 

L’esposizione di Cavalese si apre con un wall painting realizzato appositamente per il museo e prosegue con H-Alpha Line, intervento che combina pittura murale e opere su supporto, ispirandosi alla linea spettrale dell’idrogeno utilizzata in astrofisica per l’osservazione delle regioni di formazione stellare. Accanto a questi lavori trovano spazio i quadri e i disegni della serie Manifesti Satellite, nati dalle immagini del sistema solare trasmesse dai satelliti, e le opere realizzate con spray, foglia d’oro, nastro adesivo e resina epossidica.

 

La mostra Spaced Out alla galleria Thomas Brambilla a Bergamo, ph. ©Gabriele Abruzzese.

Nato nel 2001 all’interno di Palazzo Rizzoli, il Museo d’Arte Contemporanea di Cavalese conserva una collezione che comprende opere di Bruno Munari e di numerosi protagonisti dell’arte italiana del secondo Novecento. Negli anni il museo ha affiancato alle attività espositive una riflessione sul rapporto tra identità alpina e linguaggi contemporanei, tema che trova una nuova interpretazione anche nel progetto di Saglia.

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