È stata presentata il 27 marzo al carcere di Brescia la Porta della Speranza progettata da Stefano Boeri Architetti, la seconda – dopo quella di Michele De Lucchi davanti al carcere milanese di San Vittore – del progetto internazionale promosso dalla Fondazione Pontificia Gravissimum Educationis e di cui è curatore artistico Davide Rampello.
La Porta della Speranza di Stefano Boeri Architetti si compone di due installazioni, una nel panopticon della casa circondariale, dove diventa un’interfaccia permanente dedicata alle opportunità di lavoro, e l’altra all’aperto, in piazza Arnaldo, per condividere con la popolazione attraverso il videowall informazioni sulla realtà carceraria.


Pur fisicamente separate, le due porte costituiscono un unico sistema architettonico e civico.
Formate da due ante in legno alte tre metri e larghe un metro e mezzo, attivano un doppio movimento – dalla città al carcere e dal carcere alla città – favorendo la circolazione di informazioni, opportunità e progetti oltre i confini istituzionali.
Nel rispetto delle regole del sistema detentivo, il progetto introduce così un’infrastruttura concreta e simbolica di Speranza, una parola che per i detenuti, come ha sottolineato Stefano Boeri, «si chiama Lavoro.
Penso che una seria prospettiva di reinserimento nel mercato del lavoro e nella formazione professionale – ha proseguito l’architetto – siano per un detenuto tra le più convincenti ragioni per pensarsi fuori dalla condizione carceraria; le uniche davvero capaci di offrire la speranza del ritorno a una vita sociale che non sia solo un intervallo tra due periodi di detenzionema una prospettiva di vita, studio, formazione e attività professionale.
La Porta della Speranza a Brescia porterà una bacheca digitale nel cuore del carcere per rappresentare, insieme alle informazioni sulle opportunità di lavoro, il pulsare della generosità sociale della città. Ma la stessa porta si aprirà anche in Piazzale Arnaldo, nel cuore vivo della città, da dove arrivano le opportunità per un ritorno alla vita sociale.
Le porte sono due, ma la Porta della Speranza è una».

La Porta della Speranza di Brescia nasce da una rete ampia e strutturata di collaborazioni tra istituzioni, imprese e realtà del territorio, tra cui la Provincia di Brescia, Confindustria Brescia, la Camera Penale della Lombardia Orientale (Sezione di Brescia), Ial Lombardia Srl Impresa Sociale, Vincenzo Foppa Società Cooperativa Sociale Onlus, la Cooperativa Sociale di Bessimo, Solco Consorzio di Cooperative Sociali e G-Enera Srl.

La concreta realizzazione è il risultato di un impegno condiviso da parte di numerosi partner. Oltre all’ideazione di Stefano Boeri Architetti (capoprogetto Anastasia Kucherova) Valore Italia Impresa Sociale per la gestione e la produzione dei contenuti; Artwood Academy – Scuola del Legno (fondazione Its nata per iniziativa di FederlegnoArredo e Aslam); Albertani Corporates per la fornitura del legno e l’installazione dell’opera; Maurizio Milan (BuroMilan) per gli aspetti tecnici e le certificazioni; Bertone Design per la realizzazione delle targhe; studio FM milano, Sergio Menichelli; Tecnovision Ledwall per la fornitura dei ledwall, Carpenteria Sacif per la realizzazione della struttura portante in metallo e InPrimis, Smk Factory, Associazione Carcere e Territorio, con il contributo di Coop Bessimo e del Comune di Brescia, per la realizzazione del progetto video “11 Giorni” (regia di Nicola Zambelli), acquisito grazie al contributo di Piero Gandini.

Il progetto Le Porte della Speranza, patrocinato dal Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede, è sviluppato in collaborazione con il Ministero della Giustizia della Repubblica italiana e realizzato da Comitato Giubileo Cultura Educazione e Rampello & Partners con il contributo di Fondazione Cariplo.
Dopo Milano e Brescia l’iniziativa proseguirà coinvolgendo una significativa rosa di autori, chiamati a dialogare con altrettanti istituti: la sezione femminile di Borgo San Nicola di Lecce con Fabio Novembre; Regina Coeli a Roma con Gianni Dessì; Santa Maria Maggiore alla Giudecca, Venezia, con Mario Martone; il carcere Pagliarelli di Palermo con Massimo Bottura; Secondigliano a Napoli con Mimmo Paladino; la sezione femminile del Giuseppe Panzera di Reggio Calabria con Ersilia Vaudo Scarpetta.