Nostra Signora del Cadore, la chiesa di Edoardo Gellner 65 anni dopo

In posizione dominante sull’ex Villaggio Eni di Borca di Cadore, la chiesa di Nostra Signora del Cadore conserva ancora oggi materiali, arredi liturgici e soluzioni costruttive risalenti alla sua consacrazione, avvenuta nel 1961.
L’edificio, progettato da Edoardo Gellner con la collaborazione di Carlo Scarpa, costituisce il fulcro simbolico del vasto insediamento montano voluto da Enrico Mattei per le vacanze dei dipendenti dell’azienda e delle loro famiglie.

 

Il fronte principale della chiesa, definito dalla copertura fortemente inclinata, dalla struttura in cemento armato e dai rivestimenti lignei.

 

Gellner ricevette l’incarico per la chiesa il 27 agosto 1956 e pochi giorni dopo coinvolse Scarpa. Il progetto prese forma rapidamente e all’inizio del 1957 ottenne l’approvazione di Mattei.

In acciaio, la guglia del campanile, alta 55 metri, si innalza al di sopra del bosco ed è completata da croci a quattro bracci e sfere dorate. Proprio il diametro di queste ultime fu oggetto di un curioso confronto tra i due architetti: Gellner le immaginava di 20 centimetri, Scarpa di 12. Dopo aver concordato una misura di 14 centimetri, Gellner le fece realizzare di 18 senza avvertire il collega. Scarpa, osservandole una volta montate, commentò soddisfatto: «Hai visto che avevo ragione?». Gellner non gli rivelò mai la modifica.

 

La guglia in acciaio alta 55 metri emerge dal bosco e segnala la presenza della chiesa di Nostra Signora del Cadore, progettata da Edoardo Gellner con Carlo Scarpa a Borca di Cadore.

 

La struttura slanciata della chiesa la rende riconoscibile a distanza senza interrompere il rapporto visivo tra le architetture del villaggio e il profilo delle Dolomiti.

L’edificio religioso avrebbe dovuto sovrastare un grande centro collettivo comprendente alberghi, attività commerciali, sale per conferenze e spazi di incontro. La morte di Mattei, nel 1962, interruppe lo sviluppo complessivo del programma, lasciando incompiuta una parte dell’impianto originario. Nostra Signora del Cadore mantenne tuttavia il ruolo di riferimento spaziale e civile assegnatole da Gellner.

 

La chiesa di Nostra Signora del Cadore in un’immagine storica. L’edificio, progettato da Edoardo Gellner con Carlo Scarpa, costituiva il fulcro simbolico dell’insediamento voluto da Enrico Mattei, ph. ©Archivio Studio Gellner.

 

L’architettura nasce dall’incontro tra il rigore compositivo di Gellner e la ricerca di Scarpa sul dettaglio, sui materiali e sui dispositivi costruttivi.
Uno degli elementi più riconoscibili è la grande parete scorrevole sul fronte dell’edificio, pensata per mettere in comunicazione la navata e il sagrato. La sua apertura trasforma il limite della chiesa e stabilisce una continuità diretta tra lo spazio liturgico, il bosco e le montagne.

 

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Innovativa per l’epoca fu anche la configurazione dell’altare, che anticipava gli orientamenti liturgici che si sarebbero affermati con il Concilio Vaticano II.

A Gellner si devono inoltre la sistemazione dell’organo e l’acquasantiera scolpita in un solo blocco di marmo rosso di Verzegnis, proveniente dalla Carnia. L’intero edificio rivela un’attenzione capillare alla relazione tra struttura, arredo, luce e materia: ogni elemento, dalle cerniere ai sistemi di apertura, partecipa a una composizione unitaria.

 

La navata conserva materiali, arredi liturgici e soluzioni costruttive risalenti alla consacrazione del 1961. La struttura alterna setti in cemento armato e superfici rivestite in legno.

 

Consacrata e tuttora destinata al culto, la chiesa è il solo caso di edificio religioso di proprietà privata: la Mi.no.ter., con Corte Spa proprietaria del complesso oggi denominato Corte delle Dolomiti, che ne cura la conservazione.

Durante l’estate Nostra Signora del Cadore apre gratuitamente al pubblico nei fine settimana, dalle 10 alle 17, e ospita celebrazioni e concerti. Fino al 28 settembre 2026, nel sagrato inferiore è inoltre visibile la Cappella del Suono di Studio Carraldo che ra stata presentata e installata per la prima volta l’anno scorso al Festival di microarchitetture del Montefeltro.

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