Paris Internationale arriva a Milano e sceglie il modernismo di Palazzo Galbani

Per la sua prima edizione fuori dalla Francia, la fiera d’arte Paris Internationale arriva a Milano dal 18 al 21 aprile 2026e sceglie come sede Palazzo Galbani in via Fabio Filzi 25r: un edificio modernista costruito tra il 1956 e il 1959 progettato dai fratelli Eugenio ed Ermenegildo Soncini con ingegneria strutturale di Pier Luigi Nervi, oggi al centro di un intervento di recupero orientato alla conservazione curato da Park.

 

Immagine storica di Palazzo Galbani tratta da L’Architettura. Cronache e storia, n. 75, 1962.

 

La scelta della sede non è un semplice contenitore, ma parte del progetto. Fin dalla nascita nel 2015, Paris Internationale ha costruito la propria identità anche attraverso una relazione stretta con spazi non convenzionali, adottando un modello di fiera indipendente e non profit, più raccolto e curatoriale rispetto ai format tradizionali. L’approdo milanese conferma questa impostazione e la mette in dialogo con una città in cui arte contemporanea, design, architettura e produzione si intrecciano in modo particolarmente fitto.

 

Pubblicazione degli anni Sessanta con il dettaglio del soffitto corruugato.

 

A Milano la manifestazione riunisce 34 gallerie internazionali, selezionate per la coerenza dei programmi e per la capacità di costruire progetti espositivi spesso monografici o in dialogo fra due artisti. Il formato privilegia presentazioni compatte, pensate come mostre vere e proprie più che come semplici stand, e trova nell’edificio di Palazzo Galbani una condizione spaziale particolarmente favorevole.

 

La struttura del palazzo ripristinata dal progetto di Park.

 

Il cuore architettonico dell’intervento sta proprio nella valorizzazione di questo edificio del secondo dopoguerra. Come si legge nella cartella stampa, Palazzo Galbani appartiene a quella stagione milanese in cui il design strutturale diventa linguaggio espressivo. Nervi vi mette a punto una struttura portante scheletrica con poche colonne in cemento e solai corrugati sottilissimi, appena tre centimetri, ottenuti con elementi prefabbricati a V: una soluzione che riduce la massa strutturale e insieme garantisce grande flessibilità d’uso. Il risultato è un soffitto ondulato di forte carattere, recentemente restaurato da Park per Domo Media, che restituisce all’edificio una qualità spaziale precisa e riconoscibile.

 

Opere di Amber Andrews, Leonardo Devito e Francesco Gennari presentate dalla galleria Ciaccia Levi, Parigi/Milano a Paris Internationale 2022.

 

È su questa struttura che si innesta l’exhibition design sviluppato da Christ & Gantenbein, studio svizzero che collabora con Paris Internationale dal 2022 e che, per Milano, ha lavorato insieme a NM3. Il vincolo principale era chiaro: ambienti relativamente bassi e impossibilità di ancorare l’allestimento né al pavimento né al soffitto. La risposta è un sistema modulare autoportante in acciaio, assemblato in pareti di diverse lunghezze, rivestite in legno e integrate con illuminazione Led. Tutti gli elementi sono concepiti per essere smontati e riutilizzati nelle edizioni future, trasformando un limite tecnico in una scelta coerente sul piano costruttivo e ambientale.

 

Opera di Emekah Ogboh presentata dalla galleria Something, Abidjan a Parigi Internazionale 2023, ph. ©Margot Montigny.

 

Anche la distribuzione segue una logica distante dalla fiera tradizionale. Le 34 gallerie occupano quattro piani espositivi con configurazioni differenti, costruite su una disposizione leggermente conica che evita la rigidità seriale dello stand e favorisce invece una fruizione più fluida. Gallerie emergenti e realtà già consolidate vengono volutamente mescolate; lungo il percorso si inseriscono inoltre Special Projects, un bar, una libreria e uno spazio per talk, così che l’edificio venga vissuto come una piccola forma di urbanità compatta, più vicina a una sequenza di ambienti espositivi in relazione che a una griglia commerciale.

 

Visitatori a Paris Internationale 2022, ph.© Margot Montigny.

 

Milano, osserva Nerina Ciaccia, co-fondatrice di Paris Internationale e della Galleria Ciaccia Levi, con sedi a Parigi e Milano, è stata scelta non in modo opportunistico ma perché rappresenta oggi un ecosistema maturo, con una forte cultura del collezionismo e una prossimità rara tra arte, design, architettura e manifattura. In questo contesto, Paris Internationale intende inserirsi in modo complementare rispetto ai calendari della Milano Art Week e della Milano Design Week, mantenendo però la propria scala e il proprio ritmo.

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