Parità di genere certificata in Politecnica

Prima in Italia nel settore della progettazione integrata, Politecnica ha ottenuto dalla start-up universitaria Idem la certificazione di Gender Equality.
In un contesto in cui i dati relativi alla parità di genere nel mondo sono in significativo peggioramento (si veda il Global Gender Gap Report del World Economic Forum), il raggiungimento della certificazione Gender Equality rappresenta per Politecnica un ulteriore passo verso l’obiettivo di ridurre il gender gap aziendale, ma anche l’occasione per farsi ambasciatrice di un importante cambiamento di cui necessita tanto il sistema della formazione quanto il mercato del lavoro italiano, in particolar modo nei settori dell’ingegneria e della progettazione.

Politecnica anticipa così i requisiti previsti dal Decreto Semplificazioni e dei regolamenti che verranno emanati per la governance del PNRR e, al di là dei requisiti di legge, sceglie di contribuire al raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030 ONU, fissando l’obiettivo di raggiungere entro il 2030 la piena parità numerica delle persone della propria organizzazione.

Attualmente, la popolazione di Politecnica, una delle maggiori società italiane di progettazione integrata con sedi in Italia a Milano, Modena e Firenze e presente in otto Paesi in Europa, Africa e Sud America, si compone di 280 lavoratori. Per il 47% è donna e gode di piena parità di remunerazione. L’età media è di 36 anni e le cariche ricoperte sono molteplici: ingegneri (47%); architetti (31%); dottori (4%); tecnici (11%).

Spiega la presidente di Politecnica Francesca Federzoni (nella fotografia in apertura): «La progettazione, fatta per le persone, è un mondo che necessita anche di una spiccata sensibilità femminile. Non possiamo pensare che l’occhio e il punto di vista progettuali siano unicamente ed esclusivamente maschili. La certificazione premia il percorso fatto da Politecnica per garantire pari opportunità di crescita personale e professionale a tutte le persone dell’organizzazione, senza distinzione di genere, ma evidenzia il gap tra la domanda e la disponibilità di competenze sul mercato. L’impegno di Politecnica, che pure ha posto le condizioni, insomma, non basta. Mancano i presupposti di ecosistema nel settore della progettazione: serve una vera trasformazione sociale e culturale per una maggiore inclusione e attrazione delle donne nei percorsi di formazione STEM. C’è una difficoltà oggettiva a trovare figure professionali femminili legate all’ingegneria e reperire laureate in questo ambito, è necessario favorire l’inclusione delle donne anche in quegli ambiti di competenza che culturalmente tendono a escluderle, perché si riduca il gap di genere che è peculiare della multidisciplinarità della nostra società».

 

 

Nata all’Università di Modena e Reggio Emilia (Unimore) in seno alla Fondazione Marco Biagi, Idem supporta e certifica le realtà che vogliono ridurre il gap di genere attraverso un originale modello di misurazione e diagnosi che include indicatori relativi alle retribuzioni, alle opportunità di carriera, all’organizzazione e alla cultura organizzativa.

La proposta di Idem è quella di fornire alle aziende un tool di misurazione e diagnosi della Gender Equality rigoroso sotto il profilo scientifico ma al contempo di semplice e pratico utilizzo, sia nella fase di alimentazione con i dati aziendali sia nella successiva fase di diagnosi delle criticità e individuazione delle azioni di miglioramento organizzativo da parte del management.

 

 

 

 

 

 

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