Si è svolta oggi 30 ottobre in Triennale Milano la cerimonia di premiazione della sesta edizione del Premio italiano di Architettura, il premio annuale promosso congiuntamente da Triennale e dal Maxxi per valorizzare e promuovere la buona architettura italiana.
Il vincitore, Antonio Ravalli, è stato scelto da una giuria composta quest’anno da Nina Bassoli, Lorenza Baroncelli, Pippo Ciorra, Tosin Oshinowo e Mirko Zardini da una shortlist di nove candidature, a loro volta selezionate tra le trentuno segnalazioni pervenute dagli advisor del progetto e riguardanti opere costruite negli ultimi tre anni.
Antonio Ravalli è stato premiato per il suo progetto di ampliamento e valorizzazione dell’Accademia Carrara di Bergamo che nelle motivazioni della giuria ha “raggiunto due obiettivi importanti: la riorganizzazione di accessi e circolazione interna del museo e la realizzazione di nuovi servizi ai visitatori, come il giardino PwC e la caffetteria. Il corpo lineare che si insinua tra la facciata occidentale e il basamento di pietra che mediava tra l’edificio e il paesaggio antistante è allo stesso tempo un portico, una rampa, un elemento di distribuzione, un sistema di nuovi spazi affacciati sulla città. La sua forma, volutamente incerta, si adatta al contesto e all’edificio esistente, incorporando elementi e materiali diversi: pietra, acqua, legno, metallo e resti archeologici”.

Una menzione è stata assegnata a Antonio De Rossi, Laura Mascino, Matteo Tempestini (Politecnico di Torino), Edoardo Schiari e Maicol Guiguet (Coutan Studio) per la riqualificazione delle ex casermette di Moncenisio, per il valore architettonico ma anche strategico del riuso di un manufatto abbandonato nel contesto di una più ampia visione di innovazione sociale, valorizzazione culturale e potenziamento del welfare di comunità nei territori interni italiani.

Altre due menzioni sono andate a Associates Architecture per il progetto Echo of the mountain, un semplice e poetico monumento a coloro che lavorarono nelle miniere di Dossena, all’interno di un anfiteatro naturale di roccia; e a Studio Albori per il Padiglione della Santa Sede alla 18. Biennale di Architettura di Venezia (2023), in cui la giuria ha riconosciuto la qualità concettuale oltre che compositiva nel trasformare l’occasione effimera di un evento in un lascito materiale per le comunità e in un virtuoso processo di economia circolare.


Infine, il premio alla carriera è stato conferito a Giorgio Grassi, docente milanese oggi novantenne, “membro essenziale – nella motivazione della giuria – del gruppo di autori di tendenza che tra Milano e Venezia rifondavano negli anni Sessanta l’architettura sulla base dei valori di urbanità, continuità, autonomia”.

I progetti dei vincitori e dei finalisti del Premio italiano di Architettura sono riuniti in una mostra in Triennale Milano, allo Spazio Agorà, che resterà aperta dal 30 ottobre al 2 novembre.
