REBUILD 2018, LA COMMUNITY INNOVATIVA

Si è chiusa ieri la settima edizione di REbuild 2018, l’appuntamento dedicato all’innovazione in edilizia e alla riqualificazione del patrimonio immobiliare. Alla due giorni di Riva del Garda, dedicata alla decarbonizzazione dell’edilizia, si sono alternati numerosi esperti del settore che hanno fatto il punto circa l’industrializzazione del comparto delle costruzioni e presentato alcune delle esperienze più interessanti maturate negli ultimi mesi: soluzioni industrializzate per riqualificare a bassi costi il patrimonio immobiliare nazionale e per assicurare l’adeguamento energetico e sismico del Paese e, nello stesso tempo, allinearlo agli obiettivi dell’accordo di Parigi sul clima del 2015.

«La crisi dell’edilizia è strutturale, il settore invecchia, c’è un nuovo mercato che sta nascendo, che è ancora fragile e che va accompagnato – ha sostenuto Thomas Miorin, presidente di Re-Lab, la società che organizza REbuild -. La via d´uscita è l’edilizia industrializzata, che produrrà benefici e margini».

Ma decarbonizzare l’edilizia non è obiettivo facile, come ha ammesso Ezio Micelli, presidente del comitato scientifico di REbuild: «Il settore dell’ambiente costruito è chiamato a una radicale discontinuità. L’innovazione o è radicale o è inadeguata. Non è cambiando gli infissi che riusciamo a cambiare; dobbiamo pensare alla riqualificazione complessiva del patrimonio. Le tecnologie oggi ci sono. Importante è pensare all’innovazione come un processo di rigenerazione di massa del nostro patrimonio. Sono 17 milioni le unità immobiliari costruite prima del 1971 su cui si deve intervenire».

Una delle sessioni plenarie di REbuild 2018

Chi ha posto l’accento sugli impegni internazionali in materia di riduzione delle emissioni climalteranti è Gianni Silvestrini, direttore scientifico di Kyoto Club, il quale ha «sottolineato come la decarbonizzazione è un  tema centrale per tutti i Paesi che dovranno, entro l’anno, presentare un programma clima-energia con gli obiettivi e gli impegni che s’intendono rispettare per ridurre le emissioni di CO2. La scadenza mondiale obbliga l’Italia a fare i conti non solo sulle rinnovabili, ma a chiederci quali approcci dobbiamo inserire in un settore restio al cambiamento, come quello dell’edilizia. La decarbonizzazione può far ripartire le costruzioni. L’esperienza olandese di Energiesprong ci dice che si possono dimezzare i costi. I processi di innovazione non si arresteranno: se non saranno le aziende italiane a cogliere l’opportunità lo faranno le aziende estere». 

Ma la resistenza al cambiamento non è prerogativa solo italiana.

Dall’Inghilterra alla Nuova Zelanda passando per l’Australia, la resistenza al cambiamento nelle costruzioni è generalizzata – ha sostenuto Mark Farmer, imprenditore, consulente del governo inglese e autore di un report sullo stato delle costruzioni dal titolo Modernise or Die. Occorre dare la sveglia, in Italia ma anche in altri Paesi, e decidersi come fare ancora business. La forza lavoro invecchia e i giovani oggi scelgono altri settori e questi fenomeni avvengono anche in Italia. Entro il 2020 il 20% dei lavoratori del settore delle costruzioni avrà più di 55 anni. Dobbiamo coinvolgere i giovani e mostrare che le costruzioni possono essere un’opportunità, ma per farlo c’è bisogno di nuovi modelli di produzione e di modernizzazione. Possiamo cambiare il processo unendo manifattura e costruzioni e promuovendo la digitalizzazione del settore. Il Bim può essere un facilitatore: consente design digitale, produzione e assemblaggio in modo diverso rispetto alle costruzioni tradizionali. Il settore off-site deve imparare dai problemi che l’industria tradizionale ha avuto e crescere in modo sostenibile. L’Italia ha la possibilità di sfruttare l’eccellenza del settore manifatturiero anche nell’ambito delle costruzioni: in questo è avvantaggiata, perché esiste una cultura della precisione nella progettazione. La sfida sarà nell’attuare un programma di cambiamento a livello di settore che includa nuovi modelli di appalto e che abbia il sostegno dello Stato».

Il tema delle policy di settore verrà ripreso nell’appuntamento autunnale di REbuild in programma il 2 ottobre prossimo a Milano.

Un’altra novità scaturita dall´appuntamento di Riva del Garda riguarda la presenza sul mercato italiano di una nuova domanda, che chiede soluzioni industrializzate, innovative e sostenibili, come hanno testimoniato le presenze di alcuni importanti catene alberghiere come NH Hotels o di investitori-sviluppatori come Coima.

Si è infatti parlato molto di prefabbricazione spinta degli elementi edilizi, di edilizia pensata e realizzata anche per lo smontaggio, di impiego di materiali e prodotti certificati cradle-to-cradlebasati sui principi dell’economia circolare.

L’ultima novità di REbuild 2018 è arrivata dall’intervento di Giovanni Spatti, amministratore delegato di Wood Beton, che dopo la presentazione del modello industrializzato per la realizzazione di edifici alberghieri avvenuta lo scorso anno, ha illustrato una nuova proposta dell’azienda bresciana.

Si tratta del sistema Rhinoceros, nelle due versioni Wall e Steel, per la riqualificazione energetica e antisismica di edifici esistenti (non sottoposti a vincolo). Il primo con un sistema costruttivo industrializzato in legno per edifici di tre piani; il secondo per edifici di sette-otto piani con un sistema costruttivo in acciaio.

Thomas Miorin, presidente di Re-Lab, società che organizza REbuild

© 2020 IoArch. All Rights Reserved.

Scroll To Top