Prosegue fino al 7 aprile a Milano, alla Galleria 10 Corso Como, The New American West.
La mostra, co-curata da Alessio de’ Navasques, Howard Greenberg e Carrie Scott, indaga come l’idea dell’Ovest americano sia stata costruita, mitizzata e continuamente reinventata attraverso la fotografia nell’arco di quasi un secolo.

Le opere contemporanee di Maryam Eisler e Alexei Riboud entrano in dialogo con fotografie storiche selezionate dall’archivio della Howard Greenberg Gallery, tra cui quelle di Ansel Adams, Diane Arbus, Esther Bubley, Lee Friedlander, Allen Ginsberg, Joel Meyerowitz, Wright Morris, Minor White, Edward Weston, Paul Strand, Mary Ellen Mark, e con lo sguardo cinematografico di Wim Wenders.

Nel loro insieme, le opere tracciano l’evoluzione del West dall’inizio del XX secolo a oggi, rivelando non un’unica narrazione ma un’idea stratificata e in continua evoluzione, plasmata da ambizione, spaesamento, bellezza e contraddizione.
Emerge così una pluralità di sguardi: i paesaggi originari e quasi metafisici fotografati da Ansel Adams ed Edward Weston entrano in risonanza con la presenza silenziosa delle architetture e delle comunità ritratte da Paul Strand, Arthur Rothstein ed Esther Bubley.

Negli anni successivi, la visione diventa più rarefatta. Nelle superfici luminose e nelle espansioni suburbane di Robert Adams e Frank Gohlke, nei margini urbani di Lee Friedlander e nelle campiture cromatiche di Joel Meyerowitz, il paesaggio perde ogni dimensione epica per trasformarsi in misura del tempo e dello sguardo.
Parallelamente, l’Ovest americano si rivela come teatro umano e culturale. I corpi sospesi di Diane Arbus, le comunità nomadi di Mary Ellen Mark, l’intimità partecipe di Danny Lyon e la malinconia di William Gedney spostano il racconto dal mito alla presenza. Intorno, come in una costellazione visiva, affiorano la dimensione cinematografica di Bruce Davidson sul set del film The Misfits, l’identità artistica incarnata da Georgia O’Keeffe nel ritratto di Arnold Newman, la controcultura di Allen Ginsberg e la sensibilità europea di Wim Wenders.
In questi scatti la frontiera è percepita come immagine mentale, luogo della percezione, della luce e della distanza.
Lo sguardo contemporaneo di Eisler e Riboud riattiva le opere dall’archivio della Howard Greenberg Gallery, mostrando come il West continui a esistere non solo come luogo fisico ma come spazio di pensiero, riflessione e confine. Le fotografie dei grandi maestri della tradizione americana, accanto a quelle di fotoreporter e autori meno noti, non sono presentate come reperti nostalgici ma come immagini vive, ancora capaci di plasmare l’immaginario contemporaneo.
Fulcro del percorso è il viaggio intrapreso nel 2024 da Eisler e Riboud attraverso Texas, New Mexico, Arizona e Utah: un attraversamento condiviso ma vissuto in modo indipendente. I due artisti hanno fotografato gli stessi territori senza confrontarsi sulle immagini, generando risposte visive radicalmente differenti. Il lavoro di Eisler è cinematografico, intuitivo e carico di tensione psicologica; quello di Riboud essenziale, architettonico e contemplativo.

L’itinerario segue le tracce di Georgia O’Keeffe nei paesaggi di Ghost Ranch, incontra le comunità native e la sacralità dei loro santuari, e raggiunge The Hill, il rifugio dell’artista James Magee e del suo alter ego femminile Annabel Livermore, situato nel deserto di Chihuahua, nel Texas occidentale. In questo doppio sguardo, tra interni ed esterni, rovine meccaniche e città fantasma si trasformano in spazi mentali, mentre negli ambienti dell’Hotel Paisano a Marfa riaffiora un immaginario cinematografico senza tempo.
Senza ricorrere a dichiarazioni politiche, il progetto riflette su ciò che il West ha promesso in passato: libertà, opportunità, e reinvenzione, ideali spesso costruiti su esclusione e difficoltà. La fotografia diventa il mezzo attraverso cui queste tensioni vengono preservate, analizzate e rimesse in circolo nel presente.