Uzbekistan, a Milano un progetto tra artigianato e crisi ambientale

A Palazzo Citterio, durante la Milano Design Week, l’Uzbekistan porta una riflessione articolata sul rapporto tra progetto, cultura materiale e trasformazioni ambientali con When Apricots Blossom.

Installazione tessile di Bethan Laura Wood sulla facciata di Palazzo Citterio, sviluppata con artigiani uzbeki a partire da tecniche e motivi delle yurte, ph. ©ACDF.

 

Promossa dalla Uzbekistan Art and Culture Development Foundation e curata da Kulapat Yantrasast di Why Architecture, la mostra prende come punto di partenza il Karakalpakstan e la crisi del Mar d’Aral (che negli ultimi sessant’anni è quasi interamente scomparso), riletta attraverso pratiche quotidiane come panificazione, tessitura e costruzione delle yurte.

Il Garden Pavilion progettato da Kulapat Yantrasast di Why Architecture: una struttura leggera che rilegge la yurta come spazio pubblico temporaneo, ph. ©ACDF.

 

Il percorso mette in dialogo designer internazionali e artigiani locali: tra i contributi, quelli di Bethan Laura Wood, Fernando Laposse, Nifemi Marcus-Bello e Marcin Rusak, chiamati a reinterpretare oggetti e rituali in chiave contemporanea.

In mostra: oggetti che reinterpretano materiali e rituali del Karakalpakstan attraverso lavorazioni contemporanee, ph. ©ACDF.

Nel giardino, un padiglione temporaneo progettato da Why Architecture rilegge la struttura della yurta come spazio pubblico leggero e aperto, attivato da workshop e incontri.

Manufatti selezionati dalla Aral School: oggetti e materiali che documentano pratiche locali e ricerca progettuale legata alla regione, ph. ©ACDF.

 

Accanto alla mostra, il progetto si estende al film Where the Water Ends di Marina Otero Verzier e Manuel Correa e alle ricerche della Aral School diretta da Jan Boelen, ampliando il campo dal design alla dimensione culturale e territoriale.

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