Prende avvio ufficialmente il 15 gennaio, anniversario del terremoto del Belìce del 1968, il programma culturale di Portami il futuro, titolo scelto per Gibellina capitale italiana dell’arte contemporanea 2026, che comprende mostre, nuove produzioni, residenze d’artista, laboratori, percorsi partecipativi, podcast, programmi dedicati alle arti performative e al cinema, simposi, conferenze e giornate di studio.
Il programma, che come avvenne cinquant’anni fa ha l’ambizione di fare dell’arte uno strumento di rigenerazione e un fondamento della vita civile e comunitaria, si sviluppa attraverso una rete articolata di sedi emblematiche, diffuse tra la città nuova, il territorio del Belìce e i luoghi della memoria della Gibellina distrutta.

Il programma espositivo include le video-installazioni di Masbedo e di Adrian Paci, che abiteranno lo spazio scultoreo del Teatro di Pietro Consagra; un dialogo tra le opere di Carla Accardi, Letizia Battaglia, Renata Boero, Isabella Ducrot e Nanda Vigo; una grande mostra sul Mediterraneo; la collezione di arte contemporanea della famiglia Galvagno, che proporrà un focus su artisti siciliani già affermati, e quella del collezionista Peppe Morra.
Nel corso dei dodici mesi sarà inoltre presentata un’installazione dell’artista parigino Philippe Berson, che scelse la Sicilia come luogo di vita e di lavoro. A questo si affianca il progetto dei prìsenti, drappi processionali realizzati da grandi artisti tra cui Pietro Consagra, Alighiero Boetti e Giulio Turcato.

Mona Hatoum, William Kentridge, Shirin Neshat, Anna Maria Maiolino, Amalia Pica, Regina Josè Galindo, Santiago Sierra, Zehra Doğan, María Magdalena Campos Pons, Holly Stevenson, Paolo Icaro, Olu Oguibe, Mustafa Sabbagh e Akram Zaatari, saranno protagonisti della mostra Domestic Displacement, che mette insieme opere di artisti la cui poetica verte e riflette sulla familiarità dello spostamento, inteso come decontestualizzazione e nuova collocazione.
Grazie alla collaborazione con Riso – Museo d’arte moderna e contemporanea di Palermo, sarà riallestita, dopo anni, l’opera ambientale Circle of Life di Richard Long, mentre l’artista cinese Liu Bolin si confronterà con le ferite lasciate dal terremoto.

Tra le sedi principali di Portami il futuro figurano la ex Chiesa di Gesù e Maria di Nanda Vigo – oggi centro sociale e spazio di relazione – il Palazzo di Lorenzo e i Giardini Segreti di Francesco Venezia, la Chiesa Madre di Ludovico Quaroni e Luisa Anversa, il Sistema delle Piazze di Franco Purini e Laura Thermes, il Teatro e le grandi opere urbane di Pietro Consagra, insieme alla Fondazione Orestiadi e al Baglio Di Stefano, al Mac Ludovico Corrao, e al Grande Cretto di Alberto Burri, luogo-simbolo della memoria civile e del paesaggio.

Promossa dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura e sostenuta da Regione Siciliana, Comune di Gibellina, Museo d’Arte Contemporanea Ludovico Corrao e Fondazione Orestiadi, Portami il Futuro è curata dal direttore artistico Andrea Cusumano.
La programmazione si avvale inoltre del contributo dei co-curatori Cristina Costanzo ed Enzo Fiammetta e del coordinatore del progetto Antonio Leone, del comitato curatoriale di supporto – composto da Antonella Corrao, Arianna Catania, Alfio Scuderi e Giuseppe Maiorana – e del comitato scientifico formato da Antonia Alampi, Achille Bonito Oliva, Marco Bazzini, Michele Cometa, Hedwig Fijen, Claudio Gulli, Teresa Macrì e Maurizio Oddo.