L’ultima utopia di Mario Ceroli in mostra da 21Art Treviso

Più che una mostra è un’installazione totale di Mario Ceroli quella esposta fino al 31 luglio 2026 a Villorba (Treviso), presso la sede di Treviso della galleria di 21Art, la società fondata da Alessandro Benetton su un progetto dell’imprenditore Davide Vanin.

 

 

Il nuovo lavoro di Mario Ceroli accoglie il visitatore con una distesa di pietre dorate, metafora dell’ambizione umana, resa concreta e calpestabile. Un ‘pavimento di luce’ che rende tangibile il desiderio umano di infinito.
In contrasto, inserti lignei blu lapislazzulo – evocazione del linguaggio pittorico di Giotto – introducono una dimensione spirituale e contemplativa. Sul fondo, reti metalliche ossidate irrompono con forza, richiamando scenari di guerra e distruzione contemporanea e trasformando le macerie in visione.

 

Mario Ceroli. L’ultima Utopia. Ceneri e germogli, cronache del presente (ph. Federico Beccari, courtesy 21Art)

 

«In questo ulteriore capitolo presentato a Treviso – afferma il curatore Cesare Biasini Selvaggi – la ricerca di Mario Ceroli scrive un nuovo, originalissimo atto di quel suo teatro visivo debuttato settant’anni fa alla galleria La Tartaruga di Plinio De Martiis. Il pavimento di pietre dorate non è lussuria visiva, ma il recupero di un’ambizione mediterranea, una ‘Via dell’Oro’ punto di incontro tra la fisicità della terra e l’astrazione del possibile. È il tentativo di riportare il cielo dentro la materia, di dare alla speranza il peso specifico di un minerale prezioso. L’ultima Utopia di Ceroli è restare umani in un mondo che ha deciso di non esserlo più, con il coraggio di continuare a pretendere e afferrare l’azzurro».

 

Mario Ceroli. L’ultima Utopia. Ceneri e germogli, cronache del presente (ph. Federico Beccari, courtesy 21Art)

Mario Ceroli

Mario Ceroli (Castel Frentano, 1938) durante gli anni Cinquanta frequenta l’Istituto d’Arte di Roma e inizia a lavorare negli studi di artisti quali Leoncillo Leonardi, Ettore Colla e Pericle Fazzini.

Nel 1956 sceglie il legno come materiale prediletto: è una svolta che segnerà profondamente la sua ricerca artistica. Nel 1960 Cesare Brandi gli assegna un premio del Ministero della Pubblica Istruzione per uno dei suoi tronchi infissi di chiodi. Nel 1964 espone per la prima volta alla Galleria La Tartaruga di Roma, dove gli verranno dedicate due personali nei due anni successivi. Nel 1966 vince con l’opera Cassa Sistina il Premio Gollin alla XXXIII Biennale di Venezia. Nel biennio seguente soggiorna a New York, esponendo alla Bonino Gallery. Al rientro in Italia, partecipa con il gruppo dell’Arte Povera alle mostre del 1967 Fuoco, immagine, acqua, terra, presso l’Attico di Roma, e Arte povera – Im-Spazio, a Genova. Nel 1968, realizzando le scenografie per il Riccardo III di Luca Ronconi, inizia a creare allestimenti scenici per il teatro, il cinema e la televisione.

Tra i progetti antologici a lui dedicati si annoverano quelli al Salone delle Scuderie della Pilotta di Parma (1969) e al Forte Belvedere di Firenze (1983). È invitato a sei Biennali di Venezia e a quattro Quadriennali d’arte di Roma. Nel 2007, in occasione della riapertura del Palazzo delle Esposizioni di Roma, gli viene dedicata una grande retrospettiva. Esegue l’allestimento artistico delle chiese di San Lorenzo a Porto Rotondo (1971-1975), di Santa Maria Madre del Redentore nel quartiere Tor Bella Monaca a Roma (1987), di San Carlo Borromeo (1990) nel Centro direzionale di Napoli, della Cappella e del Sacrario dell’Istituto Superiore di Polizia (2004).

A Milano, nel dicembre del 2024, Palazzo Citterio inaugura la Grande Brera con la mostra Mario Ceroli. La forza di sognare ancora. Nel mese di ottobre 2025 la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma dedica a Mario Ceroli la grande retrospettiva Ceroli Totale.

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