Prosegue fino al 27 giugno a Bolzano, negli spazi della Fondazione Antonio Dalle Nogare, la più grande retrospettiva italiana dell’opera di Ilia Zdanevich (Tbilisi 1894 – Parigi 1975), noto a partire dal 1923 come Iliazd.

Toutité Iliazd Lo Studio della Forma, a cura di Eva Brioschi e Julia Marchand, parte dal lavoro di Iliazd per la serie C della Boîte-en-valise, a cui lavorò su commissione di Marcel Duchamp tra il 1954 e il 1958, e si sviluppa come un percorso di scoperta delle diverse forme della sua pratica, che ha trovato nel libro d’artista l’espressione più completa.

Nell’approccio di Iliazd – figura poliedrica di poeta, scrittore, drammaturgo, critico, teorico, tipografo, editore, designer, ricercatore e performer – il libro è inteso come un oggetto d’arte, una costruzione basata sull’implicazione reciproca tra testo e disegno, un’architettura che è insieme mentale e spaziale, sistema e forma.

Il titolo stesso della mostra – Toutité – è la versione più coerente di toutisme e dell’inglese Everythingism ovvero, secondo le curatrici Brioschi e Marchand, “un’attitudine artistica che non intende porsi limiti spaziotemporali”, “uno studio della forma delle forme”, un approccio trasversale, transnazionale, transdisciplinare, un valore creativo assoluto e declinabile in infiniti modi.


La mostra include rilievi architettonici, progetti di design legati all’ambito della moda – campo nel quale Iliazd lavorò a fianco di Sonia Delaunay e Coco Chanel – e materiali d’archivio relativi alla sua pratica di editore, tra cui alcune pagine dei libri LidantYU fAram (1923), Un Soupçon (1965) e Le Frère Mendiant (1959), illustrato da Pablo Picasso, oltre all’intero libro-oggetto Poésie de mots inconnus (1949) – con illustrazioni di, tra gli altri, Alberto Giacometti, Henri Matisse e Georges Braque.
Un’altra sezione è dedicata al rapporto tra Iliazd e Marcel Duchamp, con materiale inedito attinente alla Boîte-en-valise, quel ‘museo in scatola’ concepito da Duchamp nel 1941 e assemblato con miniature di suoi oggetti in diverse serie negli anni successivi, per un totale di 300 esemplari, che testimonia l’intensa relazione professionale tra il poco noto artista georgiano e il dadaista inventore del ready-made.
Sono moltissime le somiglianze e assonanze emerse tra il pensiero e la vita di questi due maestri, come ad esempio la creazione di un alter ego femminile (Iliazda per Iliazd e Rrose Selavy per Duchamp), la loro condizione di déplacé, la teorizzazione di concetti originali (il Toutisme di Iliazd e l’Infra-mince di Duchamp) e la sperimentazione linguistica.

Presente in mostra anche l’opera – al limite tra scultura, disegno e architettura – della giovane artista francese Chloé Vanderstraeten (1996).