A Forte Marghera la nuova ricerca di Raffaello Galiotto

Dal 20 giugno al 31 luglio la Polveriera Francese di Forte Marghera, il complesso fortificato ottocentesco di Mestre oggi riconvertito a spazio culturale, ospita New Imprint in Stone, mostra personale di Raffaello Galiotto curata da Alfonso Cariolato.

 

Aculeato di Raffaello Galiotto.

 

L’esposizione riunisce una serie di sculture che esplorano il rapporto tra materia lapidea e tecnologie digitali, mettendo in dialogo tradizione scultorea, progettazione parametrica e lavorazione a controllo numerico.

 

Truncus. La mostra inaugura il 19 giugno e sarà visitabile dal martedì alla domenica negli spazi della Polveriera Francese di Forte Marghera.

 

Al centro della ricerca c’è il marmo, interpretato non come materiale della memoria ma come una presenza in continua trasformazione. Le superfici scolpite da Galiotto evocano strutture biologiche, membrane, esoscheletri e organismi immaginari, generando un cortocircuito tra archeologia e immaginario futuribile. La macchina, in questo processo è quindi un dispositivo capace di tradurre la complessità naturale in nuove forme plastiche.

 

Valvatida di Raffaello Galiotto.

 

Il percorso espositivo dedica inoltre un’intera sezione alle fasi di realizzazione delle opere, dai disegni preliminari ai percorsi utensile generati dagli algoritmi fino alla lavorazione finale della pietra, rendendo visibile il processo che trasforma un’intuizione progettuale in oggetto scultoreo.

 

Quercus, opera del progettista scelta per la mostra New Imprint in Stone.

 

«Ciò che mi affascina maggiormente è la ricerca di forme strutturali ambigue, a cavallo tra il regno animale e quello vegetale», afferma l’artista, sintetizzando una pratica che supera la semplice sperimentazione tecnica per interrogare il rapporto tra natura, artificio e linguaggi della contemporaneità.

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