Il difficile percorso di cemento e calcestruzzo verso la decarbonizzazione

Dal Rapporto di Sostenibilità 2025 (pdf) di Federbeton emergono miglioramenti nell’intera filiera del cemento, del calcestruzzo e dei suoi derivati su emissioni, risorse, energia, acqua e gestione ambientale, in sintonia con gli obiettivi europei che fissano al 2050 il raggiungimento della neutralità climatica, con il traguardo intermedio del taglio del 90% delle emissioni nette di gas serra al 2040, anche se per ragigungerli, precisa il presidente di Federbeton Stefano Gallini, «serviranno investimenti per oltre 5 miliardi di euro e costi operativi annui superiori a u  miliardo».

Alla progressiva riduzione dei gas clima-alteranti si aggiungono nuovi passi avanti nella direzione dell’economia circolare della filiera: nel 2025 – si legge nel rapporto – nella produzione del cemento sono state recuperate circa 2,6 milioni di tonnellate di materiali alternativi (+24,5 per cento), portando il tasso di sostituzione delle materie prime naturali al 10,6 per cento e riducendone il consumo dell’8,7 per cento.
Nel triennio è in lieve ma costante calo anche il rapporto clinker/cemento: il clinker, componente a più alta intensità emissiva, viene infatti progressivamente sostituito da materiali come pozzolane e loppe. Aumenta inoltre del 16,4 per cento la CO2 evitata grazie alla biomassa contenuta nei combustibili alternativi usati in parziale sostituzione dei combustibili fossili.

Un ulteriore contributo alla circolarità arriva dall’industrializzazione dei processi e dall’innovazione tecnologica, dove la quantità di residui è molto contenuta. E l’85 per cento del calcestruzzo fresco reso viene riutilizzato o avviato a recupero, così come due terzi dei manufatti non conformi o resi.

Buoni risultati anche per il calcestruzzo. Oltre un terzo dell’energia impiegata proviene da fonti rinnovabili (il 5,6 per cento autoprodotto). Il prelievo idrico specifico scende a 222 l/mc (-4,6 per cento) e le acque recuperate e riutilizzate coprono il 30 per cento del prelievo totale, un punto percentuale in più rispetto al 2024.
Tutte le aziende partecipanti dispongono di sistemi di raccolta e riutilizzo delle acque di processo.

A pesare sulla transizione è oggi il caro energia. A ottobre 2026 il prezzo dell’elettricità in Italia ha toccato i 230 euro/MWh, più che raddoppiato rispetto all’anno precedente.
Un’ulteriore pressione arriva dalle importazioni. Tra il 2018 e il 2025 le importazioni extra-UE di cemento e clinker sono cresciute di oltre il mille per cento raggiungendo nel 2025 i 5,2 milioni di tonnellate (+23,8% sul 2024). La componente extra-Ue ammonta a 3,87 milioni, oltre il 70 per cento del totale. Il 61 per cento proviene dalla Turchia, il 20 per cento dall’Algeria e l’11 per cento dalla Tunisia.

Nasce anche da qui la richiesta di Federbeton alle istituzioni di riallineare il meccanismo degli Ets alla reale possibilità di decarbonizzare i processi. «benchmark più stringenti e meno quote gratuite – sintetizza Gallini – non devono appesantire i costi prima che esistano soluzioni industriali su larga scala. Una quota significativa dei proventi del carbon pricing dovrebbe essere reinvestita nei settori più difficili da decarbonizzare. Serve infine un meccanismo di adeguamento delle emissioni alle frontiere efficace e con controlli rigorosi, per evitare che produzione ed emissioni si spostino verso Paesi con standard ambientali meno stringenti».

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