Anna Heringer, prevenire serenamente

  • Dobbiamo ripensare parzialmente i nostri spazi allo scopo di prevenire, ma non guidati dalla paura. Dobbiamo veramente concentrarci sul consolidare questo atteggiamento che, naturalmente, è stato rafforzato dall’epidemia.

Quello che vedo ora è che il Covid-19 ci sta mettendo a confronto con le nostre paure più essenziali. Ma quello che sto vedendo ancor più chiaramente nel design e nell’architettura, è che le normative e le disposizioni, praticamente per ogni aspetto, sono sempre più basate sulla paura e sul controllo.
In Germania, ad esempio, vogliamo controllare qualsiasi cosa. Progettiamo asili e parchi giochi basati sulla sicurezza anziché sulla gioia del gioco, o sulla loro bellezza. Penso che questa sia una comprensione sbagliata e distorta del loro scopo. Dobbiamo cambiare almeno in parte il nostro sistema e il nostro modo di progettare sulla base dell’affiatamento e della fiducia reciproca anziché sulla paura. Dobbiamo ripensare parzialmente i nostri spazi allo scopo di prevenire, ma non guidati dalla paura. Dobbiamo veramente concentrarci sul consolidare questo atteggiamento che, naturalmente, è stato rafforzato dall’epidemia.

Anna Heringer, tre ostelli in bamboo a Baoxi, Cina, 2013-2016. Ph ©Jenny Ji

Un altro tema è che con questa epidemia stiamo riacquistando consapevolezza dei bisogni più essenziali, e questo ovviamente coinvolge anche il prendersi cura dell’ambiente. Se oggi si parla di prevenzione e di salute, non possiamo non considerare un paziente ancora più grande e importante: il nostro pianeta.

Non dobbiamo cercare di risolvere i problemi quando ormai è troppo tardi; è nostro dovere prevenirli. Dobbiamo mantenere sano il nostro ecosistema, poiché la salute di questo grande individuo è anche la nostra. Per di più, i sistemi apprendono continuamente. Questa ossessione per la perfezione, per la super-sicurezza, non ha molta importanza, poiché c’è sempre un limite, un punto di rottura pronto a rimettere tutto in discussione.
Invece di utilizzare sempre più acciaio, più cemento e spingere sempre tutto a un livello estremo di controllo, dobbiamo concedere più spazio per un continuo aggiustamento nel tempo, come del resto è sempre stato in passato. Questo è il motivo per cui preferisco lavorare con materiali che possono essere adattati e lavorati, che hanno una grande durata nel tempo ma che allo stesso modo seguano il concetto di resilienza invece di quello di rigidezza.

Infine, ciò che stiamo imparando attraverso questa epidemia è a vedere la differenza tra ciò che è importante e ciò che è ridondante. Abbiamo abbastanza risorse per tutti su questo pianeta, queste verranno a meno se assecondiamo la nostra avidità.

Come diceva Gandhi:
“Dobbiamo recuperare la comprensione di ciò che è importante e ciò che non lo è, e consumare ciò che è importante e lasciare ciò che non lo è”.

Anna Heringer

Anna Heringer, foto ©Nina Rettenbacher

Per Anna Heringer l’architettura è uno strumento per migliorare la vita. Come architetto e professore onorario della cattedra Unesco di Earthen Architecture [architettura in terra cruda], Building Cultures and Sustainable Development la sua ricerca si focalizza sull’uso di materiali da costruzione naturali. Dal 1997 è stata coinvolta attivamente nella cooperazione per lo sviluppo in Bangladesh. Il progetto della sua tesi di laurea, la scuola METI, nel 2005 è stata realizzata a Rudrapur e ha vinto un Aga Kahn Award per l’Architettura nel 2007. Nel corso degli anni, lo studio Anna Heringer ha realizzato altri progetti in Asia, Africa e Europa. Anna è stata professore incaricato in diverse università, tra cui Harvard, l’ETH di Zurigo e il TU di Monaco di Baviera.

Ha ottenuto numerosi riconoscimenti: il Global Award for Sustainable Architecture, l’AR Emerging Architecture Award, il Loeb Fellowship della GSD di Harvard e la RIBA International Fellowship. Suoi progetti sono stati esposti tra gli altri al MoMA di New York, al V&A Museum di Londra e alla Biennale di Architettura di Venezia.

www.anna-heringer.com

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