Archipensieri, Gianni Pettena a Futurdome

Il cortile di FuturDome, l’edificio liberty di via Paisiello scelto da Ventura Future per ospitare le sperimentazioni più innovative nell’ambito del design, accoglierà i visitatori della design week milanese con l’installazione di Gianni Pettena Archipensieri, presentata questa sera (sabato 14 aprile, ore 18:30) in un talk dall’architetto-artista che fu tra i protagonisti dell’architettura radicale degli anni Sessanta.

L’installazione modifica la prospettiva spaziale del cortile d’ingresso di FuturDome attraverso quattro elementi angolari di grandi dimensioni, la cui collocazione viene percepita in modo diverso a seconda dell’altezza e della posizione dello spettatore, fino a formare l’immagine perfetta di un cubo, man mano che l’osservatore procede verso l’interno. 

Archipensieri instaura così una lezione sulle molteplici possibilità di approccio allo spazio e sulla necessità di interrogarsi sulle nostre certezze riguardo all’esistenza di uno spazio preordinato, ribadendo metaforicamente la convinzione che non esistano confini tra la sensibilità dell’architetto e quella dell’artista ambientale contemporaneo. 

Con la fisicità e le grandi dimensioni dell’opera, concepita in occasione di un convegno sul tema del futuro dell’arte contemporanea in contesto urbano (Inonia. Quali città d’arte a venire?, Università di Cassino, 25-26 maggio 2001), l’autore intendeva anche manifestare la propria opinione sul tema del dibattito in un maniera utile a ribadire, attraverso l’impatto visivo, ogni sua possibile affermazione teorica. 

 

Gianni Pettena (Bolzano, 1940), architetto, artista e critico, professore di Storia dell’Architettura Contemporanea all’Università di Firenze e di Progettazione alla California State University, appartiene al nucleo originario, insieme a Archizoom, Superstudio e Ufo, dell’architettura radicale italiana.

Il suo lavoro, le sue proposizioni teoriche e sperimentali, che hanno assunto la forma di progetti di design, di interni, d’architettura, di installazioni museali e performances, fin dagli anni Sessanta dialoga e si integra con il divenire del mondo delle arti con continuità di confronti e partecipazioni a esposizioni in musei e gallerie.

Non rinnegando la propria formazione di architetto ma convinto della necessità di ripensare il significato della disciplina, Pettena ricorre a strumenti e linguaggi delle arti visive più che a quelli tradizionali della progettazione architettonica, avvicinandosi con questo più alla concettualità della ricerca radicale austriaca che all’ispirazione pop di quella inglese cui invece si rifaceva prevalentemente il lavoro dei radicali fiorentini, almeno agli inizi.

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