Bagnara, costruire con la pietra

Alla sua prima partecipazione al Salone del Mobile.Milano, Bagnara ha presentato True Strike, installazione firmata dal progettista filippino Michael Vincent Uy, lontana dall’idea di esposizione come semplice vetrina. Lo spazio si è costruito attorno a un asse in quarzite Stella Alpina, pietra proveniente da una cava italiana in uso esclusivo all’azienda, che ha attraversato l’allestimento come una traiettoria lineare.

 

Un accesso avviene attraverso una soglia in pietra retroilluminata che introduce al percorso interno. Il contrasto tra superficie scura e spazio rosso costruisce una transizione netta tra esterno e interno.

 

Una pista da bowling definisce lo spazio: lungo questo percorso la materia rivela le proprie qualità e potenzialità progettuali. Le sfere in pietra, con superfici levigate, satinate o volutamente fratturate, sono stati veri e propri campioni capaci di far emergere discontinuità e stratificazioni. A completare il percorso, un archivio di elementi grezzi retroilluminati ha rappresentato il momento dell’estrazione, utile per immaginare impieghi di progetto.

 

Lo stand di Bagnara al Salone del Mobile.Milano 2026 è organizzato attorno a un asse in quarzite Stella Alpina che attraversa lo spazio come una pista.

Questo approccio riflette un orientamento che attraversa tutta la filiera. La pietra viene trattata come materia con caratteristiche specifiche, legate a origine e struttura, che il progetto esplicita attraverso lavorazioni e modalità di impiego. In questo senso, l’installazione si è inserita in una ricerca che ha riguardato l’intera filiera, dalla selezione in cava alla lavorazione. Il controllo diretto sulle risorse, insieme alla conoscenza tecnica dei materiali, permette di lavorare sulla pietra come elemento custom, capace di reagire in modo diverso a taglio, finitura e uso.

 

Le pareti ospitano campioni e lavorazioni, mentre la pista centrale orienta il percorso nello spazio.

 

La scelta di lasciare parzialmente visibile la struttura del padiglione ha rafforzato il confronto tra la natura temporanea dell’allestimento e la permanenza della materia. In questa distanza il progetto ha trovato equilibrio: da un lato l’effimero dello spazio espositivo, dall’altro il tempo lungo della roccia.

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