I premi all’architettura norvegese

Annunciati ieri i vincitori dell’Anton Christian Houens fonds diplom 2019, il premio all’architettura del Ministero della Cultura norvegese gestito dal Nasjonalmuseet.

Fondato nel 1893, il premio viene assegnato ad architetti che hanno “progettato e completato edifici o complessi di rilievo e di grande valore architettonico”.

Dei lavori presi in esame per l’edizione 2019 – tutti completati prima del dicembre 2016 – la giuria ha premiato il trampolino di sci olimpico Holmenkollbakken di JDS Architects (Julien De Smedt), il centro culturale Stormen a Bodø progettato da DRDH Architects, l’abitazione rurale Dalaker/Galta sull’isola di Rennesøy, al largo di Stavanger (Knut Hjeltnes Sivilarkitekter) e la D36 – Green House di Oslo progettata da Element Arkitekter.

 

Trampolino di sci Holmenkollbakken

 

foto ©Julien Lanoo

Completata nel 2010, la struttura, che sembra stabilire una connessione tra la città e le foreste del Nordmarka, è un landmark di Oslo, ben visibile a grande distanza. Assolvendo a un compito di rifunzionalizzazione della precedente struttura, il progetto di JDS Architects ha avuto il merito di salvaguardare un simbolo dell’orgoglio nazionale (anche se l’ultimo intervento risaliva al 1952, anno delle Olimpiadi invernali, è dalla fine dell’Ottocento che a Holmenkollen si svolgono competizioni di salto con gli sci).

La forma del trampolino riunisce in un singolo oggetto architettonico tutte le funzioni connesse alle gare – stalli della giuria, area stampa, zone Vip e per i membri della famiglia reale, schermi antivento e ambienti per le squadre e gli allenatori. L’ingressso è integrato alla base, da cui parte un ascensore diagonale che conduce alla scultorea piattaforma panoramica che offre a tutti viste incredibili sulla città e sul fiordo.

Progetto e materiali sono di grande qualità. Le sfide imposte dalla gravità e dalla geometria e i dettagli sono risolti in linea con il concept generale dell’oggetto. Ad esempio, taluni elementi strutturali sono inclinati in funzione del gradiente del pendio.

 

Centro culturale Stormen

 

foto ©David Grandorge

Anche se il carattere monumentale del complesso di Bodø segnala chiaramente la sua appartenenza alla sfera degli edifici pubblici, l’architettura misurata dei due edifici che ospitano la sala concerti e la biblioteca rende il centro culturale parte integrante del paesaggio urbano, del quale assume la scala, cui sembra appartenere da sempre pur essendo un chiaro esempio di architettura moderna.

Completato nel 2014, la qualità del progetto del giovane studio inglese DRDH Architects – che in precedenza non aveva mai realizzato progetti di edifici pubblici di questa importanza – si rivela per più di un verso eccezionale.

Malgrado l’apparente uniformità del centro, le due funzioni sono ben distinte. La biblioteca, con splendide viste sul mare, è organizzata attorno a una strada interna collegata alla città e al suo porto. La sala concerti è organizzata in tre distinti palchi per i diversi generi di performance musicali, incluso un palco per il rock all’interrato. Lobby e corridoi ai vari piani offrono viste sulla città mentre una terrazza in copertura si affaccia sul mare e le montagne. In entrambi i blocchi è facile orientarsi e intuitivo muoversi per raggiungere i diversi spazi

 

Abitazione rurale Dalaker / Galta

 

foto ©Inger Maria Grini

Sollevata su colonne che ne assicurano la planarità rispetto al breve pendio roccioso sul quale è costruita, questa abitazione unifamiliare fa parte di un complesso agricolo sull’isola di Rennesøy, nel fiordo di Stavanger.

La pianta interna è semplice e efficace: una croce inscritta in un rettangolo che distribuisce gli spaziosi ambienti dell’ingresso, del bagno, della cucina e delle camere. Porte scorrevoli possono creare zone più ampie o ridotte, secondo le necessità del momento. Le finestre sono collocate strategicamente per offrire in alcuni casi viste del paesaggio agricolo e in altri un ottimo apporto di luce naturale.

Larga parte della casa è prefabbricata in solido e robusto legno di abete, mentre il rivestimento esterno in pannelli di fibro-cemento la ricollega agli altri edifici della fattoria e le conferisce un’allure anni Sessanta.

Completata da Knut Hjeltnes Sivilarkitekter nel 2005 (con un’espansione nel 2013) con un budget estremamente contenuto, l’abitazione, eccezionalmente ben costruita, è poetica e giocosa allo stesso tempo.

 

D36  – Green House

 

foto ©Finn Ståle Feldberg

Progettato da Element Arkitekter e completato nel 2013, la giuria ha considerato questo blocco di sei piani per 21 appartamenti come esempio di social housing da replicare per le sue qualità architettoniche, che trasformano la ristrettezza di spazi in una virtù con soluzioni che fanno apparire gli appartamenti più grandi di quello che sono: soffitti alti 270 cm (la Norvegia ha standard minimi diversi da quelli del nostro Paese), una loggia esterna per ogni appartamento, finestre pavimento-soffitto identiche alle porte-finestra dei balconi favoriscono l’apporto di luce naturale fin dall’ingresso.

Un tetto verde, fondamentale strategia ambientale, è stato trasformato in un fertile giardino curato dai residenti per attività comuni come feste di compleanno e dove è possibile coltivare anche piccoli orti privati.

La facciata, un sistema realizzato su misura di otto strati di vetro e ceramica di colore verde che incorpora i parapetti, crea una transizione dolce tra il parco alberato e il quartiere cittadino in cui l’edificio è collocato.

 

© 2020 IoArch. All Rights Reserved.

Scroll To Top