I vincitori del Global Award for Sustainable Architecture 2026

Andreas Kipar, co-fondatore di Land; Ye Man (Zsyz Studio, Cina); Doan Thanh Ha (H&P Architects, Vietnam), Loreta Castro Reguera & José Pablo Ambrosi (Taller Capital, Messico) e Amelia Tavella sono i vincitori della 19esima edizione del Global Award for Sustainable Architecture, il premio istituito nel 2006 da Jana Reverdin e di cui Saint-Gobain è partner ufficiale per il terzo anno consecutivo.

La cerimonia di premiazione si è tenuta il 15 aprile presso la Mimar Sinan Fine Arts University di Istanbul, nell’ambito di un simposio internazionale.

Il tema di questa edizione era Architecture is Transformation, a sottolineare il ruolo dell’architettura come forza propulsiva del cambiamento profondo – nei metodi costruttivi, nella gestione delle risorse, negli usi e nelle dinamiche sociali. La giuria ha riconosciuto iniziative che si sono distinte per coerenza, impegno e impatto sociale e politico.

I vincitori

 

Andreas Kipar

Ph. ©Ralph Richter

Il lavoro di Andreas Kipar e del suo studio di architettura LAND (acronimo di “Landscape Architecture Nature Development”), con sede a Milano, si inserisce nella visione della città analoga di Aldo Rossi, che mette in relazione architettura, psicologia e memoria collettiva.
Da decenni, Kipar trasforma ex aree industriali, suoli inquinati e territori abbandonati in nuove oasi sociali, ecologiche e culturali.
Per lui, la rigenerazione dei paesaggi è un passaggio fondamentale per rispondere alla crisi climatica: «Riqualificare i paesaggi è essenziale per ridurre le emissioni, rafforzare la biodiversità e creare comunità più resilienti».

La Giuria sottolinea il suo impegno di lungo periodo, decenni di paziente attivismo e la capacità di creare spazi come ‘opere aperte’, in cui abitanti e natura si ritrovano attorno a un senso di dignità e appartenenza.

Rigenerazione urbana in zona Rubattino a Milano. Il progetto trasforma le ex officine Maserati in un paesaggio post industriale continuo, riconnettendosi con l’ambiente naturale e integrando gli edifici nel circuito del parco.

Ye Man

Ph. ©Zsyz Studio

La giuria valuta l’approccio di Ye Man come una reinterpretazione contemporanea del principio modernista di Eugenia Errázuriz: “Purificare, purificare, sempre purificare: eleganza significa eliminare.”
La sua architettura mira a semplificare, affinare e ridurre l’impatto ambientale riconnettendosi alla saggezza costruttiva cinese: «Scegliamo il legno come materiale da costruzione basandoci sulla relazione simbiotica tradizionale tra esseri umani e alberi».

Ye Man promuove un’architettura prefabbricata in legno, biodegradabile, reversibile e basata sull’uso dei tradizionali incastri a tenone e mortasa, combinati con tecnologie all’avanguardia. I suoi progetti sono il risultato di un lavoro paziente su prototipi sperimentali, sempre attenti allo spirito del luogo, alle consuetudini locali e ai principi dell’economia circolare.
Il suo lavoro mostra come “fare di più con meno” possa diventare un atto consapevole di resistenza costruttiva ed ecologica.

Tongde Hall, Longgji Village, Hainan, Cina. Sull’isola di Hainan, le antiche sale restaurate di Tongde e Jiangxing si integrano armoniosamente con gli spazi dedicati alla comunità, dove le rovine dialogano con le irregolarità dell’esplanade in pietra.

Doan Thanh Ha

Ph. ©Nguyễn Tiền Thanh

L’approccio di Doan Thanh Ha si inserisce in una ricerca dell’essenziale che riecheggia il principio di Heinrich Tessenow, pioniere dell’architettura riformista degli anni Venti: “La forma più semplice non è sempre la migliore; ma la forma migliore è sempre semplice.
“Il suo lavoro si fonda su una filosofia che riassume con l’acronimo CAN: Cultura – Architettura – Natura. Per lui, queste tre dimensioni sono inseparabili: «Tutte devono nutrire e sviluppare lo spirito umano, per creare una forma di sostenibilità spirituale».

Doan Thanh Ha promuove un’architettura con e per gli abitanti, radicata nel contesto vietnamita, rispettosa delle identità locali e attenta agli equilibri culturali. La sua pratica riconcilia modernità, consuetudini, aspetto climatico e valorizzazione del patrimonio immateriale.
I suoi progetti sono guidati da una visione profondamente umanistica e da un approccio, nel giudizio della giuria, risolutamente ‘right-tech’.

Ngoi Space, Hanoi. Scolpita come la prua di una nave, l'architettura genera uno spazio di vita comunitaria in un quartiere urbano privo di aree pubbliche.

Loreta Castro Reguera & José Pablo Ambrosi

Secondo i fondatori di Taller Capital, la città deve riconnettersi con l’acqua in modo armonioso. La giuria è rimasta particolarmente colpita dal loro approccio metodico e scientifico nell’utilizzare architettura e design come strumenti per “riparare la città ferita”, in linea con ciò che al Bauhaus veniva già prefigurato come “ecologia urbana”.

Il loro lavoro nasce da una realtà paradossale: in Messico le città devono affrontare contemporaneamente carenze idriche e inondazioni. Questa tensione diventa un moto creativo: «Il nostro obiettivo è ripristinare la presenza dell’acqua in città. Non come semplice elemento decorativo, ma come struttura paesaggistica e urbana capace di trasformare gli usi quotidiani».
La loro visione urbanistica, guidata da infrastrutture per la gestione sostenibile delle acque, contribuisce a costruire una cultura dell’acqua e a ripensare il rapporto tra abitanti e risorse.

Secondo la Giuria, il loro lavoro illustra in modo potente i valori di Adattabilità e Rigenerazione, mostrando una profonda comprensione delle risorse visibili e invisibili di ogni spazio.

Bicentennial Park a Ecatepec, Stato del Messico. I gradoni terrazzati preservano gli alberi, accolgono nuove piantumazioni e utilizzano il tezontle locale per favorire il drenaggio dell’acqua piovana.

Amelia Tavella

Ph. ©Jelena Barraud

Amelia Tavella incarna con grande forza la riconciliazione tra spazio e tempo (patrimonio e sostenibilità), nonché la bellezza di un’architettura trasformativa, come già affermato dall’architetto Sigfried Giedion. Come lei stessa dice: «La mia isola, la Corsica, mi ha insegnato la luce, i colori e le pendenze. Mi ricorda che nessuna creazione ha senso senza etica, che la storia è il fondamento del presente».

Considerando gli edifici come esseri viventi la cui ‘pelle’ è il loro involucro, Amelia Tavella intreccia una connessione sensoriale tra materiali, tracce e stratificazioni del tempo. Promuove un’architettura sensuale, organica e artistica, e lavora fianco a fianco con specialisti multidisciplinari – artisti, storici, antropologi, sociologi, cineasti, scrittori e poeti – su ciò che lei definisce ‘le pelli di ciò che esiste già’.
La giuria ha elogiato il suo approccio profondamente attento e radicato nella realtà, che risponde pienamente ai criteri di Innovazione, Transdisciplinarità e Adattabilità. Il suo modo di costruire, reversibile e rispettoso, «pone le basi su cui potranno essere costruite le visioni future».

Convento di San Francesco, Sainte-Lucie de Tallano, Corsica. Fondato nel 1492, il Convento di San Francesco combina resti storici con estensioni contemporanee, unite da un involucro in rame che ne restituisce la silhouette originaria.

La giuria del premio, presieduta da Jana Reverdin, quest’anno era composta dagli architetti Marie-Hélène Contal (rettrice dell’École Spéciale d’Architecture di Parigi); Jacopo Galli, Università Iuav di Venezia; Spela Hudnik, Università di Lubiana; Deniz Incedayi, Mimar Sinan Fine Arts University di Istanbul,; Marta Maccaglia, Lima, vincitrice del Global Award for Sustainable Architecture™ 2018; Boonserm Premthada, Bangkok, vincitore del Global Award for Sustainable Architecture™ 2018; Ashraf M. Salama, Newcastle, co-direttore dell’Unesco-Uia Education Council; Nuno Soares, Macao, Cina, co-direttore dell’Unesco-Uia Validation Council.

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