Tra i protagonisti della sesta edizione di Edit Napoli, che si è conclusa domenica 13 ottobre, anche Kengo Kuma con la scenografia del Simon Boccanegra di Giuseppe Verdi per il Teatro San Carlo.
Curata da Domitilla Dardi, ingegnerizzata da Marco Imperadori e realizzata in collaborazione con Alcantara, l’opera era una delle sette esposizioni diffuse del programma Edit Cult.
Shiwa Shiwa è il titolo scelto da Kuma, che in giapponese significa piega-solco e indica il concetto dell’andamento curvilineo della natura, del suo essere mobile e in perenne trasformazione.
A identificare questa idea era una superficie di Alcantara traforata, di circa settecento metri quadrati, che si avviluppava sul palcoscenico del teatro, in dialogo con le voci del coro e con l’orchestra.
Il punto di bianco prescelto e i trafori del materiale enfatizzavo un effetto di luce vibratile, che cambiava completamente a seconda delle intensità e delle angolazioni. L’idea di morbidezza e impalpabilità evocata da Kuma si ispira al Cristo velato del Museo Cappella Sansevero.
Una scenografia che non aveva nulla di statico: le onde materiche volteggiavano nell’aria ed erano potentemente animate dalla regia luminosa a cura di Filippo Cannata che seguiva cromaticamente l’intensità della musica, creando un’autentica sinestesia visivo-sonora nello spettatore.