Kjetil Trædal Thorsen, nuovi orizzonti

  • Consideriamo l’enorme salto che abbiamo compiuto in poche settimane: migliaia di anziani e di bambini di quinta elementare che si connettono agilmente con Zoom o Teams. Significa che il digital divide si restringe sempre di più.

Le forti contromisure contro la pandemia che tutti i Paesi hanno messo in atto dimostrano chiaramente che ci diamo da fare non tanto per impedire che le cose accadano, ma soltanto quando sono già successe. Questo è preoccupante, ma ci aiuta a comprendere la ragione per cui tutte le questioni ambientali vengano sostanzialmente ignorate. Le percepiamo come semplici avvertimenti. Per essere prese sul serio dovrebbero colpire un gran numero di persone, tutte nello stesso momento, dato che non riusciamo a vedere alcuna ragione evidente per reagire contro qualcosa che è ancora privo di conseguenze gravi e simultanee.
Questo è ancor più inquietante, perché pur avendo sempre più persone istruite, informate e con una maggiore aspettativa di vita, continuiamo a farci guidare dalle stesse, errate, decisioni.
Si tratta di un comportamento che merita di essere esaminato bene quando, passata l’emergenza, torneremo alla nostra vita quotidiana, ed è anche la ragione per cui in molti ci auguriamo che non torneremo a fare le cose esattamente come le facevamo prima.

Qui e in apertura, Snøhetta, Norwegian National Opera and Ballet, completata nel 2008 (ph. courtesy Snøhetta).

Cosa accadrà dopo? Penso che la risposta possa andare in due direzioni. La prima riguarda il tipo di soluzioni che sarà necessario mettere in atto per prevenire future pandemie.
Finora ci siamo limitati a chiuderci in gruppi familiari estremamente ristretti o in piccoli clan. Il che, a lungo andare, non credo sia un gran contributo alla creazione di una società. Mentre d’altro canto emergono situazioni che possono influire sul modo di progettare gli spazi e fare architettura. Da questo punto di vista credo che dovremmo seriamente rivalutare la nostra relazione tra universo digitale e mondo reale, prestando cautela a non ritirarci nel nazionalismo, nei confini, nell’isolamento e forse nella solitudine.

Penso a modalità per migliorare gli strumenti digitali allo scopo di favorire una vasta accessibilità al mondo analogico da parte del design e dell’architettura: se il mondo reale è in lockdown, gli strumenti digitali possono favorirne comunque l’accesso. È come agli albori di internet: era qualcosa di estraneo, finché ad un certo punto non divenne operativo, intuitivo e a banda larga. Consideriamo l’enorme salto che abbiamo compiuto in poche settimane: migliaia di anziani e di bambini di quinta elementare che si connettono agilmente con Zoom o Teams. Significa che il digital dividediventa sempre più sottile.

Snøhetta, Norwegian Wild Reindeer Pavilion, completed 2011  (ph. courtesy Snohetta).
Snøhetta, Norwegian Wild Reindeer Pavilion, completed 2011 (ph. courtesy Snohetta).

Kjetil Trædal Thorsen

Kjetil Trædal Thorsen ha studiato architettura a Graz, in Austria e completato la sua laurea in architettura nel 1985. È stato cofondatore nel 1987 di Snøhetta Architecture and Landscape – uno studio fondato sull’idea di collaborazione interdisciplinare tra architetti e paesaggisti.
Nel 1989 lo studio vinse il concorso internazionale per la progettazione della nuova Biblioteca di Alessandria, completato nel 2001, l’anno successivo Snøhetta fu scelto per la progettazione del nuovo Norwegian National Opera and Ballet.
Sin dalla fondazione di Snøhetta, Kjetil né è stato un partner trainante e, come membro del consiglio di amministrazione e direttore di progetto, è stato determinante nel definire e sviluppare la filosofia e l’ambizione architettonica dello studio. I progetti più acclamati di Snøhetta sono stati ispirati o guidati da Kjetil.

www.snohetta.com

View Comments (0)

Leave a Reply

Your email address will not be published.

© 2020 IoArch. All Rights Reserved.

Scroll To Top