Nubifragi, riprogettare il rapporto tra città, suolo e ciclo dell’acqua

Secondo uno studio di World Weather Attribution in Europa occidentale la probabilità di precipitazioni estreme è aumentata da 1,2 a 9 volte, con un’intensità cresciuta dal 3 al 19%.

La società di ingegneria e consulenza in edilizia, real estate e infrastrutture Drees & Sommer ha elaborato un documento che individua nella pianificazione urbana e paesaggistica alcuni strumenti fondamentali per ridurre la vulnerabilità agli eventi meteorologici estremi.

Tra le strategie proposte, un ruolo centrale è affidato al principio della ‘città spugna’: parchi, corridoi verdi e spazi aperti diventano dispositivi di ritenzione naturale, capaci di assorbire l’acqua in eccesso durante le precipitazioni intense e rilasciarla gradualmente. A questa strategia si affiancano la depavimentazione delle superfici impermeabili, la realizzazione di pavimentazioni drenanti, l’integrazione del verde negli edifici e l’impiego di sistemi per la raccolta e il riutilizzo delle acque meteoriche.

La gestione dell’acqua deve inoltre essere integrata fin dalle prime fasi nei progetti di trasformazione urbana e nelle nuove costruzioni. Un esempio citato da Drees & Sommer è Potsdamer Platz, a Berlino, dove quattro cisterne, con una capacità complessiva dichiarata di 2.550 metri cubi, raccolgono l’acqua piovana destinandola agli scarichi dei servizi igienici, all’irrigazione delle aree verdi e agli impianti antincendio.

Accanto alle soluzioni tecnologiche, il documento sottolinea l’importanza di recuperare le capacità di regolazione del paesaggio. Bacini di ritenzione, depressioni drenanti e aree di espansione controllata possono contribuire a ridurre la pressione sulle reti fognarie. Anche la concezione tradizionale della difesa dalle alluvioni attraverso argini rigidi viene rimessa in discussione: contenere e allontanare rapidamente l’acqua non è sempre sufficiente, mentre una strategia che preveda spazi nei quali possa essere temporaneamente accumulata permette di affrontare il rischio in modo più articolato.

La sfida, dunque, non riguarda soltanto la sicurezza idraulica, ma anche il progetto dello spazio urbano: rendere permeabili i suoli, integrare infrastrutture verdi e blu e coordinare la gestione delle precipitazioni con la pianificazione del territorio significa costruire città più preparate ad affrontare condizioni climatiche estreme.

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