Pedrali, la ripresa parla italiano

La pandemia di Covid-19 ha messo in luce molte fragilità di un sistema globale dove l’affannosa ricerca del profitto ha accentuato il trasferimento di funzioni produttive e l’interdipendenza dei canali di approvvigionamento.

In queste settimane si parla molto di re-shoring e c’è chi si interroga se sia stata una buona idea smembrare intere filiere produttive nazionali perdendo il controllo della qualità del prodotto in cambio di risparmi sul costo del lavoro che oggi si rivelano effimeri e stanno producendo danni inimmaginabili ai bilanci e alla collettività intera.

In questo quadro si può ben comprendere l’orgoglio di aziende che, come Pedrali, proprio sull’italianità e sulla tradizione artigianale del triangolo Brescia-Bergamo-Milano, insieme al distretto del legno friulano, hanno invece costruito il valore di impresa. Un’impresa che serve una rete distributiva diffusa in oltre 100 Paesi ma che – da sempre – produce tutto al proprio interno, negli stabilimenti di Mornico al Serio e Manzano.

Cino Zucchi Architetti, “Fili d´erba”, il magazzino automatizzato di Pedrali a Mornico al Serio (BG), 2016 (ph © F. Romano)

 

«Saremo in grado di ripartire, con impegno e creatività. La filiera italiana dell’arredo non deve spegnersi – affermano Monica e Giuseppe Pedrali. L’unicità del Made in Italy, nostro e di tante altre imprese, consiste nel riuscire a coniugare ricchezza umana, eccellenza estetica, saper fare, tecnologia, expertise artigianale e una cultura del progetto che si alimenta grazie allo scambio tra imprenditori e progettisti».

Il made in Italy di Pedrali è anche una storia di famiglia, avviata dal padre Mario nel 1963, che oggi coinvolge 300 dipendenti e vale circa 100 milioni di euro di fatturato annuo, riconosciuta nel 2017 dal premio dell’Associazione Archivio Storico Olivetti Imprenditore Olivettiano “per aver saputo effettuare nel tempo gli investimenti necessari in maniera onesta, attenta e lungimirante, abbinando l’incremento degli ordini e del fatturato ad una crescita qualitativa dell’azienda, dei suoi collaboratori e della comunità di riferimento”.

Mario Pedrali, al centro, con i figli Monica e Giuseppe

 

Italianità e territorio oggi significano anche innovazione. Pedrali è un’industria 4.0 (obiettivo di sviluppo per tutto il Paese ma ahimè lasciato a metà dai governi che si sono succeduti negli utlimi anni): le fabbriche sono dotate di macchinari interconnessi e già da diversi anni l’azienda investe nella digitalizzazione dell’attività produttiva. Ogni anno una significativa parte del fatturato viene investita in innovazione, tecnologia e impianti (e anche in questo caso, Pedrali sceglie macchinari italiani). 

Pedrali, il comparto produttivo di Mornico al Serio

 

Innovazione oggi, e ancora più domani, significa anche produrre in sintonia con l’ambiente. Durante i processi produttivi Pedrali presta la massima attenzione alla riduzione del consumo delle materie prime (tutte di provenienza nazionale), alla razionalizzazione delle risorse, al riuso e al riciclo degli scarti, nonché al controllo delle emissioni. 

Pedrali wood division, Manzano

 

Ma l’elemento chiave che nel lungo termine può garantire la sostenibilità ambientale è la durabilità dei prodotti nel tempo, sia dal punto di vista estetico che di resistenza. Come la sedia Frida – design Odo Fioravanti, premio Compasso d’Oro nel 2011 – che l’anno scorso, in occasione della European Sustainable Devolpment Week, è stata portata come esempio di prodotto simbolo del Made in Italy rappresentativo per il tema della sostenibilità ambientale. 

Pedrali, seduta Frida, premio Compasso d´Oro 2011, design Odo Fioravanti

 

La bellezza, caratteristica fondamentale del made in Italy, è il risultato di storie come questa: una sensibilità certamente estetica ma in primo luogo storica, ambientale e rivolta alla comunità che lavora con impegno e passione per la qualità.

   
 

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