Un’architettura di Sanjay Puri Architects che diventa paesaggio abitabile

A Indore, nello stato indiano del Madhya Pradesh, il nuovo edificio principale della Prestige University rilegge in modo radicale l’idea di architettura istituzionale.

Il progetto firmato da Sanjay Puri Architects, che ospita uffici amministrativi, auditorium, aule, biblioteca e spazi comuni, è un’architettura che si lascia attraversare, abitare e usare come spazio collettivo, ispirata ai tradizionali pozzi a gradini del Gujarat, diffusi nell’India occidentale.

 

Vista aerea del complesso progettato dallo studio indiano Sanjay Puri Architects: il volume si sviluppa per gradoni fino a trasformare la copertura in un sistema continuo di terrazze e giardini pensili, ph. ©Vinay Panjwani.

 

Inserito in un campus di 13 ettari, l’edificio si sviluppa come un grande volume che cresce per gradoni a partire dalla quota di accesso, riducendo l’impatto visivo dei suoi 28 metri di altezza e trasformando la copertura in una vera e propria infrastruttura pubblica.
Le terrazze, disposte in diagonale, formano una sequenza di piattaforme praticabili, pensate per ospitare attività informali, momenti di studio all’aperto ed eventi collettivi, fino a configurarsi come un grande auditorium open air capace di accogliere migliaia di persone.

 

La sequenza diagonale delle piattaforme definisce un grande auditorium open air integrato nell’edificio, ph. ©Vinay Panjwani.

 

Il riferimento è quello degli antichi stepwells indiani, architetture a gradoni presenti nel subcontinente da oltre mille anni, concepite non solo per la raccolta dell’acqua ma come veri spazi pubblici di aggregazione.

Il progetto ne rielabora il principio trasformando la copertura in un grande dispositivo civico: 463 piattaforme scandiscono un giardino pensile di circa 9.000 metri quadrati, utilizzabile per attività informali ed eventi collettivi. Parte dei gradoni è progettata per garantire accessibilità anche a persone con mobilità ridotta, rafforzando l’idea di uno spazio realmente condiviso.

 

Il disegno dei 463 gradoni costruisce una trama percorribile che alterna superfici pavimentate e porzioni a verde, ph. ©Vinay Panjwani.

 

All’interno, il progetto è organizzato attorno a una spina diagonale che attraversa l’edificio e connette i diversi livelli.
Oltre che elemento distributivo, questo spazio si configura come un percorso urbano interno, che favorisce orientamento, ventilazione naturale e continuità visiva tra le diverse funzioni.
Lungo il suo asse si aprono corti verdi e spazi a doppia altezza che portano luce indiretta negli ambienti e costruiscono una sequenza di sezioni sempre diverse, rendendo l’esperienza spaziale dinamica e mai ripetitiva.

 

Le terrazze, articolati in quote successive, funzionano come spazi informali di sosta e relazione, ph. ©Vinay Panjwani.

 

La distribuzione funzionale segue una logica di accessibilità e uso quotidiano.
Al piano terra si concentrano gli spazi più pubblici, come l’auditorium, la food court e gli uffici amministrativi. Il primo livello ospita la biblioteca, collegata da un ponte che attraversa lo spazio centrale. Le aule comuni occupano il secondo piano e si affacciano sulle corti, che diventano estensioni informali per studio e socialità. Il terzo livello è dedicato alle aule gradonate, mentre l’ultimo piano accoglie gli spazi per docenti e staff.

 

Il profilo scalettato del volume attenua l’impatto dei 28 metri di altezza e traduce in sezione il riferimento alle architetture a gradoni della tradizione indiana, ph. ©Vinay Panjwani.

 

Il tema climatico è uno dei motori del progetto di Sanjay Puri Architects. In un contesto caratterizzato da temperature elevate per gran parte dell’anno, l’edificio adotta una strategia passiva basata su orientamento, ombreggiamento e ventilazione naturale.
Le corti interne, l’esposizione privilegiata a nord e le schermature sui fronti più esposti lavorano insieme per ridurre l’irraggiamento diretto e limitare il ricorso a illuminazione artificiale e climatizzazione. L’architettura diventa così un dispositivo ambientale prima ancora che un gesto formale.

 

Dettaglio delle schermature in Gfrc sui fronti esposti: un sistema traforato che riduce l’irraggiamento diretto mantenendo permeabilità visiva. (Ph. ©Vinay Panjwani).

 

Ne risulta un edificio che non si limita a contenere funzioni universitarie, ma costruisce un vero e proprio paesaggio abitabile: una sequenza continua di spazi interni ed esterni, pubblici e collettivi, che invita all’uso informale e alla permanenza.
Più che un’icona all’interno del campus, la Prestige University si propone come una piattaforma civica in scala architettonica, dove progetto, clima e vita quotidiana si intrecciano in un’unica grande sezione da attraversare e vivere.

 

Spazi a doppia altezza e corti verdi portano luce indiretta all’interno, favorendo ventilazione naturale e continuità visiva, ph. ©Vinay Panjwani.

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