6×6, il telaio in legno che trasforma gli ambienti in microarchitetture flessibili

Il sistema 6×6 concepito da Nicholas Bewick e sviluppato da Cesare Roversi propone un approccio modulare alla definizione di microarchitetture interne basato su telai in legno naturale con sezione 6×6 cm, configurabili con pannellature, accessori e finiture differenti. La logica è quella di un framework aperto che consente di realizzare sia elementi freestanding indipendenti dall’involucro sia sistemi continui che lavorano come una seconda pelle tecnica e funzionale dello spazio esistente.

 

Cucina compatta integrata nel telaio: funzioni concentrate in un unico volume, con arredi e impianti pensati come parte del sistema, ph. ©Giacomo Albo.

 

Dal punto di vista progettuale, la prefabbricazione in azienda delle strutture permette verifiche preliminari su montaggio, connessioni e tolleranze, con un impatto diretto sulla riduzione dei tempi di cantiere e sulla gestione delle criticità esecutive. La personalizzazione passa attraverso la scelta dei materiali di tamponamento e delle placchette coprigiunto, elementi che definiscono il carattere finale dell’intervento e facilitano l’adattamento a contesti diversi, dal residenziale agli spazi collettivi.

 

Microarchitettura freestanding in legno: il telaio 6×6 definisce uno spazio autonomo, inseribile in contesti esistenti senza interferire con l’involucro, ph. ©Giacomo Albo.

 

Una delle applicazioni del sistema è Microliving, configurazione freestanding firmata da Nicholas Bewick che concentra le funzioni abitative attorno a un nucleo centrale, generando uno spazio circolare inseribile in ambienti esistenti o utilizzabile come matrice per nuovi paesaggi domestici. Il progetto interpreta la flessibilità del 6×6 come dispositivo capace di rispondere all’evoluzione continua delle abitudini dell’abitare, con un’unità abitativa personalizzabile e reversibile.

 

Modulo bagno integrato nel telaio 6×6: superfici continue, lavello sospeso e accessori fissati direttamente alla struttura, ph. ©Giacomo Albo.

 

La ricerca si inserisce in una linea di pensiero che riprende la tradizione delle griglie modulari del design moderno, applicandola a scenari contemporanei in cui temporaneità, adattabilità e sperimentazione materica diventano strumenti operativi per il progetto degli interni. In questa prospettiva, il modulo strutturale non è solo un elemento tecnico ma una vera e propria infrastruttura spaziale, capace di definire microambienti autonomi o dispositivi espositivi, ampliando le possibilità compositive a disposizione di architetti e designer.

Schizzo di Nicholas Bewick: la griglia 6×6 organizza le funzioni dell’abitare in un sistema compatto, modulare e riconfigurabile.

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