Il vincitore del Pritzker Architecture Prize 2026 è il cileno Smiljan Radić Clarke.
Lo ha annunciato oggi la giuria presieduta da Alejandro Aravena e composta da Barry Bergdoll, Deborah Berke, Stephen Breyer, André Aranha Corrêa do Lago, Anne Lacaton, Hashim Sarkis, Kazuyo Sejima e Manuela Lucá-Dazio, affermando tra l’altro che «attraverso un corpus di opere collocato all’incrocio tra incertezza, sperimentazione sui materiali e memoria culturale, Smiljan Radić privilegia la fragilità rispetto a qualsiasi ingiustificata pretesa di certezza. I suoi edifici appaiono temporanei, instabili o deliberatamente incompiuti – quasi sul punto di scomparire – eppure offrono un rifugio strutturato, ottimista e silenziosamente gioioso, che accoglie la vulnerabilità come una condizione intrinseca dell’esperienza vissuta».
Nei suoi edifici, la strategia site-specific di Radić ricorre in varie forme: può trattarsi di architetture parzialmente incassate nel terreno o sollevate da esso, come nel caso del Ristorante Mestizo (Santiago del Cile, 2006), orientate per proteggere dai venti prevalenti o dalla luce intensa come nella Pite House (Papudo, Chile, 2005), o modellate attraverso un riuso adattivo o una sostituzione, come con l’ampliamento del museo cileno di arte precolombiana (Santiago, Chile, 2013).


«Con ogni opera – ha aggiunto Alejandro Aravena – Smiljan riesce a rispondere con radicale originalità, rendendo evidente ciò che non lo è. Torna alle fondamenta più essenziali e irriducibili dell’architettura, esplorando a tempo stesso limiti che non sono ancora stati toccati. Sviluppato in un contesto di circostanze implacabili, ai margini del mondo, con uno studio composto da pochi collaboratori, Radić è capace di condurci al nucleo più profondo dell’ambiente costruito e della condizione umana».


Nato a Santiago del Cile nel 1965 da una famiglia di immigrati – i genitori del padre originari della Croazia, quelli della madre del Regno Unito – Smiljan Radić Clarke è cresciuto con un forte senso di appartenenza e considerando la vita come di qualcosa di assemblato per pezzi, non semplicemente ereditato (“a volte devi produrre da solo le tue radici, questo ti dà libertà”).
Il suo percorso verso l’architettura, iniziato a quattordici anni sotto l’impulso di un professore di disegno, è emerso gradualmente tra esperienze e tentennamenti. Ha studiato architettura presso la Pontificia Universidad Católica del Cile, dove si è laureato nel 1989, e in seguito all’Università Iuav di Venezia.
Sposato con la scultrice Marcela Correa (con la quale disegnò la loro prima casa, un’abitazione di 24 mq a Vilches, sulle Ande, e con cui ha creato l’installazione in cedro e granito The Boy Hidden in a Fish, esposta a Venezia durante la Biennale di Architettura del 2010 diretta da Kazuyo Sejima), ha fondato il suo studio di Santiago nel 1995.
Scelto nel 2014 per realizzare il 14esimo Serpentine Pavilion a Londra, nel 2017 Smiljan Radić ha dato vita alla Fundación de Arquitectura Frágil, che ha sede presso il suo studio, per sostenere le ricerche di architettura sperimentale capaci di andare oltre i normali confini della disciplina.

Pluripremiati, i suoi lavori sono stati esposti in numerosi contesti internazionali.