In Between, la mostra di Francesco Clemente in Triennale Milano

Fino al 6 settembre Triennale Milano dedica a Francesco Clemente una mostra che mette in luce la ricchezza e l’ampiezza della ricerca e della pratica pittorica dell’artista dagli anni Settanta ad oggi. Dopo quella del 2009 presso il Museo Madre di Napoli, Francesco Clemente: In Between è la prima retrospettiva dedicata al lavoro di Clemente in Italia e la prima grande esposizione in un’istituzione pubblica a Milano.

 

Foto Delfino Sisto Legnani – Dsl Studio, ©Triennale Milano

 

Curata da Francesca Pietropaolo con Robert Storr, in partnership con Vito Schnabel Gallery,  la mostra riunisce una selezione di circa 70 opere realizzate nell’arco di oltre cinque decenni di pratica artistica. Organizzata in stretta collaborazione con l’artista, l’esposizione si avvale di prestiti provenienti da collezioni pubbliche e private e, in larga parte, di opere provenienti dal suo studio, inclusi lavori raramente esposti o presentati per la prima volta in Italia e alcuni nuovi dipinti.

 

Nella foto di Gianluca Di Ioia Francesco Clemente con i curatori di In Between Robert Storr e Francesca Pietropaolo.

 

L’arte di Clemente abita quello spazio, fluidamente intermedio, che si schiude sulla soglia. Come questa mostra propone, la dimensione dell’essere “in-between”, tra mondi e dimensioni diverse, è il tema che lega, sottilmente, tutta la sua produzione. Il senso di metamorfosi anima l’immaginazione dell’artista come una fonte inesauribile di immagini e simboli, e suggerisce un perpetuo fluttuare tra il mondo interiore e quello esteriore, il sensuale e lo spirituale, il concettuale e il percettivo.

Artista cosmopolita e incline alla sperimentazione, Clemente si muove con naturalezza tra culture e tradizioni pittoriche e stilistiche diverse. Dalle sue opere emergono riferimenti a storie dell’arte plurali, che comprendono tradizioni mistiche occidentali, orientali e del Sud del mondo, come i rituali afro-brasiliani che danno vita al Sincretismo e all’Animismo.

 

Francesco Clemente: Devigarh VI, 2017: Watercolor and miniature on paper, 45.7 x 61 cm. © Francesco Clemente. Photo courtesy of Clemente studio.

 

I riferimenti a sessualità molteplici esplorano inoltre temi legati all’identità e alla condizione umana.
Il percorso espositivo suggerisce corrispondenze e risonanze attraverso tempo, geografie, temi, ricerche poetiche e formali, offrendo al visitatore un’immersione nell’universo creativo di uno degli artisti più importanti, e allo stesso tempo elusivi, della nostra epoca.

La produzione creativa di Clemente – che spazia dal disegno all’acquerello, al pastello, all’affresco, alla pittura ad olio o a tempera, al libro d’artista – tende ad irradiarsi in una molteplicità di direzioni e risonanze ma con temi e forme ricorrenti – quali l’esplorazione del sé, del corpo, della sessualità, della spiritualità, del mito e di paesaggi onirici – che emergono in più variazioni, attraverso una ricerca che sonda le possibilità della pittura spingendosi verso territori inesplorati.

 

Francesco Clemente, Alba, 2024. Oil on canvas, 116.8 x 233.7 cm. © Francesco Clemente; photo by Argenis Apolinario; courtesy the artist.

 

L’autoritratto attraversa tutta la mostra sviluppando il tema della metamorfosi, mentre altre opere esemplificano l’incontro fondamentale dell’artista con la cultura indiana. Altro momento fondamentale del suo percorso è il trasferimento a New York, che segna l’inizio di una feconda rete di collaborazioni con poeti e artisti come Jean-Michel Basquiat, Andy Warhol e Allen Ginsberg.

Per la prima volta dal 1982 – quando furono inclusi nella mostra Zeitgeist al Martin-Gropius-Bau di Berlino – sono qui riuniti i tre dipinti fondamentali My House, My Parents e My Journey, tutti del 1982.

 

Francesco Clemente, My House, 1982. Tempera on linen, 400 x 300 cm. © Francesco Clemente.. Ph. courtesy of Clemente studio

 

L’arte del ritratto, sviluppata dai primi anni Ottanta in poi, è rappresentata da lavori quali gli acquerelli del 1982-87 che ritraggono artisti tra cui Warhol e Basquiat, il compositore Morton Feldman e il poeta Allen Ginsberg; dal delicato disegno a matita di Ettore Sottsass (1997); dal ritratto del 1997 della moglie Alba, sua musa, che introduce un nuovo formato dalla composizione orizzontale, rintracciabile nel più recente ritratto Alba (2024) e variato ulteriormente in Portrait of Zoë Kravitz, Saint Laurent Summer 25, Commissioned by Anthony Vaccarello (2025).

Alcuni riferimenti agli sconvolgimenti del mondo contemporaneo emergono in dipinti quali 5-14-2020 (2020), creato durante la pandemia del Covid 19. Tra i lavori più recenti in mostra, Winter Flowers in Spring II (2025) riafferma la convinzione dell’artista che sempre, pur nell’inverno del mondo e della vita, possa affiorare e prendere corpo la bellezza.

La mostra si inserisce in un percorso di promozione e valorizzazione della scena artistica italiana avviato da Triennale Milano da alcuni anni, a cura di Damiano Gullì, curatore per arte contemporanea e public program dell’istituzione, che ha coinvolto in talk e progetti espositivi artiste e artisti di diverse generazioni, caratterizzati dalla capacità di muoversi tra diverse discipline, mezzi e tecniche.

L’esposizione è accompagnata da un catalogo bilingue edito da Silvana Editoriale contenente, oltre ai saggi dei curatori, un saluto all’artista da parte di Barbara Radice e una raccolta di testi di diversi autori apparsi originariamente tra gli anni Ottanta e oggi e qui ripubblicati (Edit deAk, Raymond Foye, Jyotindra Jain, Stella Kramrisch, Jhumpa Lahiri, Michael McClure, Francesco Pellizzi, Joachim Pissarro, Salman Rushdie, Ettore Sottsass, Colm Toibin, Emanuele Trevi, Andrei Voznesensky e Derek Walcott), e una conversazione tra Francesco Clemente e Francesca Pietropaolo.

Francesco Clemente

Francesco Clemente in un ritratto di Michael Avedon

Francesco Clemente è nato nel 1952 a Napoli; nel 1970 ha studiato architettura all’Università degli Studi di Roma, La Sapienza, prima di dedicarsi all’arte. Vive e lavora a New York, Chennai, e Varanasi, India.

Tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta, in un periodo in cui la pittura era stata dichiarata obsoleta, il lavoro di Clemente – insieme a quello di altri artisti della sua generazione – ha svolto un ruolo significativo nella rinascita di questa forma d’arte. Dopo essersi trasferito a New York negli anni Ottanta, Clemente ha aperto la strada, attraverso il suo stile di vita nomade, all’immagine dell’artista impegnato a livello globale. È un maestro dei numerosi mezzi espressivi che rientrano nella tradizione della pittura, dall’affresco all’acquerello, all’olio e ai pigmenti a tecnica mista su tela.

Le sue opere sono presenti in molte importanti collezioni museali in tutto il mondo, tra cui l’Albertina Museum di Vienna; l’Art Institute of Chicago; il Miami Art Museum; il Kunstmuseum Basel; il Solomon R. Guggenheim Museum di New York; il Guggenheim Museum di Bilbao; il Metropolitan Museum of Art di New York; e il Museum of Modern Art di New York.

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