Fino al 12 ottobre 2025 il cortile del museo Lapidario Maffeiano di Verona accoglie Axis mundi, mostra personale di Raffaello Galiotto curata dal filosofo dell’arte Alfonso Cariolato. L’iniziativa, realizzata in collaborazione con Marmomac, rientra nel programma collaterale della 20. edizione di ArtVerona, dal 10 al 12 ottobre 2025.

Dopo Artefacta Lapis, allestita nel 2024 nell’ex chiesa di San Pietro in Monastero, Galiotto torna nella città scaligera con tredici nuove opere lapidee collocate all’aperto, tra le vestigia del Lapidario Maffeiano, uno dei musei pubblici più antichi d’Europa. Il percorso espositivo sfrutta la struttura del cortile, disegnato da quattro spazi erbosi attraversati da un camminamento in pietra a forma di croce, per costruire un dispositivo assiale che diventa terreno di corrispondenze tra le geometrie classiche e le forme biomorfe delle sculture.

«Le opere di Galiotto – scrive Cariolato – rimarcano in prima battuta l’assialità del luogo, ma anche la svigorano o la complicano, permettendo all’immaginazione del visitatore di avventurarsi in nuovi equilibri e corrispondenze». Ne risulta un paesaggio che oscilla tra rigore e instabilità, tra ordine e divergenza, in cui la contemporaneità emerge proprio nello scarto dalle simmetrie perfette.

I lavori in mostra – Proto I-III, Axialis I-II, Symmetric II-III, Opuntia, Cynara, Virgo, Transizione VII, Pristis e Calice – mettono in evidenza le possibilità espressive della pietra naturale: superfici sottilissime, trasparenze inaspettate, curvature che sembrano sfidare la staticità del materiale. Alcune opere evocano corpi biomorfi pronti a spiccare il volo, altre richiamano nodi o membrane tese, altre ancora suggeriscono la magmaticità di un cerchio imperfetto scavato nel marmo.

La ricerca di Galiotto si concentra da anni sul rapporto tra natura e tecnologia, arte e ingegneria. Ogni scultura nasce infatti da un processo progettuale che prevede la messa a punto di strumenti e macchine a controllo numerico capaci di incidere la pietra fino a ottenere spessori minimi, modificandone la percezione di luce e colore. «Ciò che mi affascina – ha affermato l’artista e designer – è la ricerca di forme ambigue, a cavallo tra regno animale e vegetale, che alludono alla polpa del corpo e alle sembianze da essa sottese».

Il progetto espositivo si inserisce nel più ampio impegno di Veronafiere nel connettere la dimensione industriale con quella culturale. «Con Axis mundi – ha sottolineato Federico Bricolo, presidente di Veronafiere – Marmomac rinnova il proprio impegno nel promuovere il sapere legato alla pietra naturale oltre i padiglioni, trasformando la città in un palcoscenico dove industria, arte e comunità si incontrano».
