Il comune di Brescia avvia un percorso collettivo di visione strategica di guida nelle grandi transizioni ambientali, sociali, economiche e culturali che supera la tradizionale identità manifatturiera della città per scegliere attivamente la direzione del proprio futuro.
Fortemente promossa dalla sindaca Laura Castelletti e coordinata dall’assessora alla Rigenerazione urbana per lo sviluppo sostenibile, alla Pianificazione urbanistica e all’Edilizia privata, Michela Tiboni, l’iniziativa è stata sviluppata con il supporto strategico del Laboratorio Brescia 2050 guidato dall’architetto Valerio Barberis.
Il progetto rifiuta qualsiasi logica di pianificazione calata dall’alto: è il risultato di un percorso corale e partecipato che ha unito amministrazione, istituzioni, imprese, università, associazioni, stakeholder e nuove generazioni in un dialogo aperto.
L’Agenda Urbana 2050 affonda le radici nella realtà attuale e rappresenta il presupposto fondamentale, spiega l’assessora Michela Tiboni, «per il lavoro che stiamo già sviluppando con la Variante generale al Piano di Governo del Territorio … ma nessun piano, da solo, può trasformare la città. Il valore più importante dell’Agenda è aver costruito una visione condivisa del futuro di Brescia attraverso un grande percorso di ascolto e confronto».
Basata su un’approfondita mappatura dell’esistente sviluppata attraverso l’analisi di oltre 139 strumenti tra piani strategici, varianti e misure operative comunali e grazie al determinante contributo della Fondazione Campus Edilizia Brescia Ets, l’Agenda si articola intorno a quattro missioni: Insieme, Sostenibilità, Lavoro e Cultura, tenute insieme da un concetto base che è la chiave di lettura dei documenti: il concetto di cura.
Un termine che oltrepassa il perimetro delle politiche sociali e assistenziali per diventare un paradigma urbano trasversale. Cura delle persone, dei quartieri, dello spazio pubblico e dell’ambiente, ma anche del sistema produttivo, della cultura e delle relazioni territoriali.
In questa prospettiva, la storica tradizione civica e sociale di Brescia non viene semplicemente richiamata come eredità identitaria, ma assunta come leva strategica per orientare il futuro della città. La ‘città della cura’ può allora tenere insieme dimensioni spesso considerate separate: welfare e competitività, manifattura e sostenibilità, cultura e attrattività, infrastrutture, qualità della vita e partecipazione.
Per tradurre la mole di dati raccolti in visioni comprensibili, l’Agenda ha adottato una metodologia scientifica e narrativa basata su tre concetti chiave:
- I Paesaggi (Il passato e il presente): sono la fotografia profonda dell’identità bresciana, mappano la stratificazione storica, la forma urbana, l’archeologia industriale e i sistemi culturali esistenti, riconoscendo il reale punto di partenza della comunità.
- I Panorami (Gli scenari del futuro): rappresentano viste d’insieme da una posizione elevata, delineano scenari possibili e traiettorie evolutive all’orizzonte per ciascuna missione
- Gli Ecosistemi urbani (La sintesi) che traducono la visione in una struttura integrata di relazioni, nella quale politiche, infrastrutture, attori, servizi, spazi urbani e processi di trasformazione vengono letti come parti interdipendenti di un unico sistema urbano.
La versione integrale dell’Agenda Urbana Brescia 2050 si presenta come un’opera organica e strutturata, concepita per unire il rigore scientifico della ricerca all’accessibilità interpretativa. Si compone di sei volumi.