A Brescia Obr trasforma una ex fonderia nel Museo del Tappeto Antico

Come un ‘teatro vivente’. Lo spazio interno del Museo Internazionale del Tappeto Antico (Mita) da poco inaugurato a Brescia, è stato progettato dallo studio Obr-Open Building Research come un unicum le cui parti (sala espositiva, laboratorio, biblioteca, sala multimediale e belvedere) sono in relazione tra loro attraverso lo spazio centrale a tutta altezza, senza la tradizionale separazione delle sale.

 

Ph. ©Leo Torri Studio, post-produzione Nicola Colla

 

L’arretramento rispetto alla strada ha consentito di creare una nuova piazza pubblica gradonata, leggermente inclinata verso il portico di ingresso che fa da quinta a possibili iniziative all’aperto.

Spazio pubblico e architettura riflettono così l’intento della Fondazione Tassara, promotore dell’intervento, di dare vita a un luogo di produzione culturale aperto e inclusivo, anche in linea con gli obiettivi del bando ‘Spazi in Trasformazione 2022’ di Fondazione Cariplo di cui il nuovo museo è stato assegnatario, che promuove processi di riuso di edifici per sperimentare nuove funzioni di natura culturale adeguate alle esigenze della comunità.

 

Ph. ©Leo Torri Studio, post-produzione Nicola Colla

 

Il museo raccoglie oltre 1.300 manufatti tessili dalla fine del XV all’inizio del XX secolo, probabilmente la più completa collezione privata esistente al mondo, con capolavori provenienti da Asia, Europa, Africa. Fondamentali perciò gli interventi dedicati alla sua conservazione, progettati da Obr con il supporto di Lombardini22, come l’ampio caveau che accoglie i manufatti tessili garantendo le migliori condizioni per preservarli.

Il patrimonio della Fondazione costituita nel 2008 da Romain Zaleski copre sostanzialmente la storia della produzione mondiale del tappeto con opere rarissime per epoca e provenienza: da grandi formati realizzati per palazzi e moschee fino a piccoli tappeti a preghiera. Il confronto tra culture diverse è ben rappresentato dai pezzi in collezione, provenienti dalla Cina all’India, dal Medioriente al Caucaso, dal Nord Africa all’ambito ispano-moresco: un inno all’integrazione e alla contaminazione culturale e al tempo stesso il riconoscimento di ogni individualità nella diversità.

 

Ph. ©Leo Torri, post-produzione Nicola Colla

 

Più di 20 esemplari sono esposti, fino al 10 dicembre, nella mostra Capolavori. Tappeti antichi dall’Eurasia (a cura di Giovanni Valagussa) con la quale il museo inaugura il proprio programma culturale. Tra le opere in esposizione – a parete, sospese alla balconata o stese a terra – un raro tappeto di grandi dimensioni della dinastia Ming risalente alla metà del XVI secolo; un grande tappeto a scudi del Caucaso Orientale, risalente al XVIII secolo, straordinario per la complessità della decorazione con motivi geometrici ripetuti; un Tabriz della Persia nordoccidentale con uomini impegnati nell’attività venatoria che rincorrono animali selvatici in fuga, disegnati con grande precisione e inseriti all’interno di eleganti decorazioni.

 

Tappeto Tabriz con scene di caccia. Persia Nord Occidentale, XVII secolo. Ph. courtesy Fondazione Tassara. È tra i capolavori esposti nella mostra a cura di Giovanni Valagussa aperta al pubblico fino al prossimo 10 dicembre.

 

A partire da questo primo nucleo di capolavori – perlopiù per la prima volta visibili (gratuitamente) al pubblico – è possibile approfondire lo studio, la comprensione e le modalità di realizzazione delle opere tessili della collezione, ragionando sulle aree di origine e costruendo un itinerario di conoscenza storica delle culture extraeuropee, spesso lontanissime, che hanno concepito manufatti tanto eccezionali.

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