Powerhouse Parramatta, a Sidney un museo tra la città e il fiume

  • Tra le cinque mostre inaugurali, The Mall di OMA/AMO che indaga il centro commerciale come una delle principali forme urbane della contemporaneità.

Sulle rive del Parramatta River, nella parte occidentale di Sydney, il nuovo Powerhouse Parramatta nasce con l’ambizione di ridefinire il rapporto tra museo, spazio pubblico e città.
Progettato da Moreau Kusunoki con lo studio australiano Genton, il complesso verrà inaugurato il 7 novembre 2026. Il progetto, vincitore nel 2019 di un concorso internazionale al quale parteciparono 74 gruppi e 529 studi, occupa un’area di 19.500 metri quadrati e sviluppa una superficie complessiva di circa 34.000 metri quadrati.

 

Ph. ©Rory Gardiner

 

Il progetto prende le distanze dall’idea del museo come edificio chiuso e specializzato. Moreau Kusunoki lo concepisce piuttosto come una piattaforma capace di trasformarsi nel tempo, nella quale le attività espositive convivono con spazi educativi, residenze per artisti, uffici, attività commerciali e nuovi spazi pubblici.

Al centro della strategia urbana c’è la scelta di liberare una parte significativa del lotto per ricucire il centro di Parramatta con il fiume, ampliando il sistema degli spazi collettivi.
Un nuovo parco affacciato sull’acqua accompagna l’edificio, mentre il futuro collegamento Civic Link ne rafforzerà la relazione con il resto della città. Il fiume diventa così uno degli elementi fondativi del progetto.

L’edificio, relativamente compatto, lascia spazio a un piano urbano permeabile, dal quale il museo emerge come una grande struttura sospesa e attraversabile. Il rapporto con l’acqua non è soltanto paesaggistico: il fiume diventa una presenza costante nell’esperienza del visitatore e un elemento capace di mettere in relazione il museo con la scala più ampia del territorio.

 

Ph. ©Rory Gardiner

 

Il cuore dell’edificio è costituito da sette grandi spazi espositivi, concepiti come volumi flessibili e indipendenti, ciascuno con una propria configurazione e un proprio programma. La forma complessiva dell’edificio deriva dalla loro sovrapposizione, secondo un principio di stacking che produce una volumetria articolata e, al tempo stesso, estremamente leggibile.

 

Ph. ©Rory Gardiner

 

Attorno a questi grandi ambienti si sviluppa la struttura più caratterizzante del progetto: un esoscheletro in acciaio chiamato lattice3, sviluppato da Moreau Kusunoki insieme all’ingegnere Jun Sato. Una trama tridimensionale a tre strati avvolge i volumi espositivi e ne sostiene i carichi, liberando gli interni dalla presenza di pilastri. La struttura diventa così anche l’immagine architettonica dell’edificio: una maglia minuta e regolare che, osservata da lontano, definisce il profilo del museo, mentre da vicino assume una dimensione quasi tattile.

 

Ph. ©Rory Gardiner

 

Tra i sette grandi volumi e l’esoscheletro si inserisce una seconda architettura, quella degli spazi intermedi. È il principio del ‘mâ’, termine giapponese che indica lo spazio interposto, la distanza o l’intervallo tra due elementi. Questi ambienti non hanno una funzione rigidamente prestabilita: sono luoghi di passaggio, incontro, sosta e relazione, capaci di adattarsi alle diverse attività del museo.

In contrasto con i volumi espositivi, più chiusi e opachi, gli spazi intermedi sono trasparenti e illuminati dalla luce naturale. Si aprono verso il Parramatta River e il paesaggio circostante, creando una sequenza di punti di vista e di luoghi informali all’interno dell’edificio. È qui che il progetto cerca di spostare l’esperienza museale oltre la semplice visita alle mostre, lasciando spazio a incontri, eventi, momenti di pausa e forme imprevedibili di appropriazione.

Il programma comprende, oltre alle gallerie, spazi per la formazione, residenze per artisti e ricercatori, uffici, attività commerciali e ristorazione, insieme a un teatro da 600 posti, spazi per l’apprendimento e un osservatorio sul tetto. Complessivamente, oltre 18.000 metri quadrati sono destinati a spazi espositivi e pubblici.

L’intero progetto è stato sviluppato da Moreau Kusunoki come lead designer con Genton, mentre Arup ha seguito struttura, impianti, facciate, acustica, sicurezza, aspetti antincendio, opere civili e strategie di sostenibilità; McGregor Coxall ha curato il paesaggio, Jun Sato Structural Engineers l’esoscheletro nella fase concettuale, Dep le strutture cinetiche e L’Observatoire International l’illuminazione architettonica.

 

The Mall, la mostra di OMA/AMO

 

Tra le cinque mostre che inaugureranno il 7 novembre 2026 c’èThe Mall, sviluppata da OMA/AMO insieme a David Gianotten, Gabriel Duarte e Sylvia Chan, che indaga la tipologia del centro commerciale come una delle forme architettoniche e urbane più influenti della modernità, osservandone l’evoluzione e il ruolo nella trasformazione degli stili di vita, delle tecnologie e dei modelli di consumo.

 

©OMA

 

Il progetto prende le mosse dalla ricerca condotta da OMA/AMO su 101 centri commerciali in tutto il mondo e dalla particolare storia di Parramatta con il ruolo svolto da Westfield Parramatta, a lungo il più grande centro commerciale australiano, nell’affermazione di un modello di commercio di grandi dimensioni integrato con il sistema dei trasporti. In questo contesto, il centro commerciale viene considerato non soltanto come luogo del consumo, ma come dispositivo capace di assorbire e al tempo stesso produrre nuove condizioni urbane.

Allestita in una galleria completamente oscurata (black box),The Mallsi articola in cinque nuclei tematici:Desire, Arcade, Transaction, Ideal City e Forum, che con altrettante geometrie spaziali, disposte come nuclei indipendenti su un unico piano continuo, ispirato alla superficie dei grandi parcheggi suburbani, affrontano le diverse dimensioni del centro commerciale mettendo in relazione l’esperienza visibile del visitatore con i sistemi spaziali, tecnologici, economici, culturali e sociali che ne determinano il funzionamento. La mostra si interroga così anche sulla trasformazione del ruolo civico dei mall contemporanei.

 

©OMA

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