IOC Studio, il progetto di Migliore + Servetto che racconta i valori di IOC Project Partners

400 metri quadrati nella sede di Giussano, un’architettura di Angelo Mangiarotti costruita negli anni Settanta per uno dei siti produttivi di IOC Project Partners, l’azienda fondata nel 1992 Marcello Pepori, attuale presidente, e da Angelo Meroni come divisione indipendente del gruppo Lema.

 

Sede e stabilimento produttivo di IOC a Giussano sono in un edificio costruito negli anni Settanta su progetto di Angelo Mangiarotti

 

Articolato in un percorso scandito in tre momenti distinti, il progetto dello studio di progettazione Migliore + Servetto è la traduzione fisica dei valori che la società porta nel mondo, dove sviluppa più del 90 per cento del suo giro d’affari: cultura del progetto, precisione industriale e approccio human-centered.

Sono quelli che hanno permesso a IOC Project Partners di vincere importanti commesse nella realizzazione di spazi ufficio importanti, a cominciare dalla sede del New York Times, e di conquistare la fiducia di grandi studi di progettazione come Gensler e Foster+Partners.
È anche la ragione di quel ‘project partner’ accanto alla sigla IOC, dove tutto – attraverso anni critici come il 2008, con la crisi dei mutui subprime, e il 2020 con il lavoro a distanza dei tempi del Covid – è cominciato con la capacità di costruire i layout che si modificavano rapidamente con produzioni personalizzate, campioni e mockup sviluppati con rapidità impensabile.

 

Interno dello studio legale BartlitBeck a Chicago, una delle realizzazioni di IOC Partner Projects (ph. ©Garrett Lowland).

 

Ovvero il saper fare italiano al suo meglio, risultato di una storia che comincia nella Brianza degli anni Trenta del secolo scorso, prosegue con un negozio di arredamento a Milano negli anni Cinquanta e nei Settanta si evolve alla dimensione industriale. Una storia che significa anche le relazioni con gli architetti del tempo, a cominciare da Angelo Mangiarotti che disegna anche il sito di Giussano, e che prosegue con i contemporanei – Gensler, Raffaella Mangiarotti, Carlo Colombo, Castiglia Associati, Carlo, Paolo e Anna Bartoli, il polacco Krzysztof Miksza – dando vita a collezioni di arredi per l’ambiente ufficio – tutte dai nomi milanesissimi – che competono con le multinazionali americane dell’arredo.

 

IOC Project Partners, scrivania Solari e poltrona lounge Ghisolfa (alle sue spalle il separatore freestanding Monforte, design Raffaella Mangiarotti). Ph. Giorgio Possenti.

 

IOC Studio, dunque. Lo spazio disegnato da Migliore+Servetto, prima che uno showroom è un laboratorio creativo: se una parete ricorda il percorso dell’azienda, un’altra è una partizione verticale vetrata e tridimensionale che al suo interno contiene 250 sezioni di profili di alluminio, quelli da cui tutto e cominciato e che l’azienda produce al proprio interno, maniglie e blocchi serratura compresi, in un altro stabilimento a Inverigo.

 

IOC Studio, dettaglio della teca con le sezioni dei profili di alluminio delle pareti vetrate (ph. courtesy IOC).

 

Al centro del laboratorio, un grande tavolo/contenitore tripartito che si apre per parti come un baule rivelando storie, campioni, esempi di progetti realizzati.

 

Ph. courtesy IOC

 

A seguire, lo spazio chiamato ‘agorà’ raccoglie in micro-ambienti che ricostruiscono reali spazi ufficio le collezioni di arredi – lounge, operativi e direzionali – spesso sviluppati ad hoc per uno specifico progetto e poi entrati nel catalogo di IOC.

Chiude la sequenza uno sguardo multimediale sul mondo servito da IOC. È un piccolo corridoio, amplificato da superfici specchianti, con proiezioni che rendono con efficacia il concetto di ‘made in Italy, designed for the world’ che caratterizza l’approccio di IOC Project partner. Da lì si avvia il percorso vero, quello che conduce alla produzione.

 

IOC Studio, The Lens. Ph. courtesy IOC

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