A Milano, negli spazi di Dropcity, in via Sammartini, The White House. Domestic Propaganda affronta il tema della Casa Bianca come costruzione simbolica prima ancora che architettonica. La mostra, aperta fino al 28 aprile 2026, è nata all’interno del Laboratorio di Progettazione di Interni del Politecnico di Milano, guidato da Davide Fabio Colaci e Lola Ottolini, e traduce una ricerca accademica in un dispositivo espositivo articolato.

Il punto di partenza è semplice e incisivo: leggere la residenza presidenziale americana come un interno attraversato da tensioni politiche, mediatiche e culturali. La casa, in questo caso, non coincide con la sfera privata ma è una macchina di rappresentazione, capace di costruire e diffondere un’immagine del potere attraverso spazi, oggetti e rituali.

Nel tempo, ogni presidenza ha lasciato tracce che vanno oltre la dimensione decorativa. Dalla gestione dell’immagine pubblica alla codificazione dei cerimoniali, fino alla relazione con i media, gli interni della Casa Bianca funzionano come un sistema di segni in cui arredi, distribuzione e uso degli ambienti assumono un valore politico.

L’allestimento lavora per frammenti: sette installazioni, curate da altrettanti gruppi di studenti, costruiscono una sequenza di episodi spaziali che mettono in relazione domesticità e potere, facendo emergere come lo spazio interno possa orientare percezioni, costruire gerarchie e definire modalità di inclusione o esclusione.

Il progetto espositivo alterna modelli, archivi visivi, ricostruzioni e media interattivi, tra documento e interpretazione. Ne risulta una lettura stratificata, in cui la Casa Bianca si configura come un’immagine continuamente rielaborata tra informazione, intrattenimento e narrazione politica mostrando come anche gli elementi più ordinari – una stanza, un piatto, un oggetto, un rituale – possano contribuire alla costruzione di un immaginario collettivo.
