La Porta della Speranza, l’installazione di Michele De Lucchi a San Vittore

Davanti al carcere milanese di San Vittore è stata inaugurata la prima Porta della Speranza, opera di Michele De Lucchi che inaugura un progetto incentrato sul rapporto tra architettura, spazio pubblico e istituzioni penitenziarie.

L’installazione segna infatti l’avvio di un percorso che, tra il 2025 e il 2026, porterà artisti, architetti e progettisti a confrontarsi con il tema della soglia come spazio simbolico e civile, in relazione diretta con i luoghi di detenzione.

La Porta della Speranza progettata da Michele De Lucchi davanti alla casa circondariale di Milano San Vittore, ph. ©Federico Montanari.

 

L’opera è composta da due alti battenti semichiusi, privi di telaio e di muro, collocati in modo da suggerire un varco potenziale piuttosto che un passaggio obbligato. L’assenza di un perimetro costruito annulla la distinzione tra interno ed esterno, trasformando la porta in una presenza architettonica isolata, che agisce per sottrazione.

La superficie è caratterizzata da un bugnato sfaccettato in legno, ispirato alla tradizione rinascimentale e in particolare al Palazzo dei Diamanti di Ferrara, città natale di De Lucchi,  reinterpretato come struttura materica che restituisce solidità e profondità senza assumere un valore difensivo.

 

La porta ideata da De Lucchi è composta da due alti battenti semichiusi, privi di telaio e di muro. La superficie è trattata con un bugnato sfaccettato che richiama il Palazzo dei Diamanti di Ferrara, ph. ©Federico Montanari.

 

«Le porte mi hanno sempre affascinato: non sono un semplice elemento architettonico, ma una forma che racchiude l’idea del passaggio, dell’attesa, dell’inizio di un altrove. Ogni porta, nel suo aprirsi o chiudersi, narra una tensione tra il visibile e l’invisibile, il noto e l’ignoto. […] Ogni porta è dunque una soglia di senso: parla del confine ma anche della possibilità di attraversarlo.
La Porta della Speranza è pura e solida presenza, senza muro: non separa, non conduce, semplicemente è. Non distingue un dentro e un fuori, una stanza da un’altra, ma segna un luogo sospeso, aperto al possibile. […] La Porta della Speranza è lì per dichiarare che la trasformazione è accessibile, che ogni passaggio può aprire uno spazio di consapevolezza, attesa e rinascita» ha spiegato Michele De Lucchi.

 

Dopo Milano, il progetto coinvolgerà altri istituti penitenziari italiani con interventi firmati da Fabio Novembre, Stefano Boeri, Mimmo Paladino, Gianni Dessì, Ersilia Vaudo Scarpetta, Mario Martone e Massimo Bottura, ph. ©Federico Montanari.

 

Dal punto di vista costruttivo, la porta è il risultato di un lavoro corale che ha coinvolto progettazione esecutiva, carpenteria metallica, lavorazioni artigianali del legno e trattamenti di finitura pensati per garantire durabilità e resistenza nel tempo.

La scelta dei materiali e delle lavorazioni sottolinea il carattere permanente dell’opera, concepita come segno stabile nello spazio urbano, non come installazione temporanea.

 

Michele De Lucchi durante un incontro con alcuni detenuti partecipanti al percorso educativo e formativo attivato all’interno della casa circondariale di San Vittore, parte integrante del progetto Porte della Speranza.

 

La Porta della Speranza inaugura il progetto omonimo promosso dalla fondazione pontificia Gravissimum Educationis del dicastero per la cultura e l’educazione della Santa Sede, in collaborazione con il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e realizzata dal comitato Giubileo Cultura Educazione con Rampello & Partners, con il contributo di fondazione Cariplo e con il patrocinio del Comune di Milano.

Accanto alle opere, il programma prevede attività educative e formative all’interno degli istituti penitenziari, con l’obiettivo di affiancare al gesto architettonico un processo di trasformazione reale.
Dopo San Vittore, il progetto proseguirà in altri istituti penitenziari con interventi di architetti e artisti chiamati a confrontarsi con lo stesso tema: la soglia come spazio di possibilità, affidata all’architettura non come elemento di separazione, ma come costruzione di senso nello spazio pubblico.

 

Michele De Lucchi e Giulia Palù, direttrice reggente di San Vittore, durante una delle fasi di confronto che hanno accompagnato la realizzazione dell’opera.

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