Due installazioni di Maria Cristina Carlini negli spazi aperti di Palazzo Reale a Milano

Il Cortile d’Onore e il Giardino di Palazzo reale di Milano accolgono fino al 30 agosto 2026 Materie viventi, mostra di Maria Cristina Carlini curata da Marco Eugenio Di Giandomenico nell’ambito di Suart 2026 (Sustainable Art).
Il progetto espositivo mette in relazione due installazioni monumentali con l’architettura e gli spazi aperti del complesso storico milanese.

 

Filemone e Bauci (2021) è composta da due elementi in legno di recupero, oro e ferro, ph. ©Fabio Mantegna.

 

La ricerca della scultrice, avviata negli anni Settanta e sviluppata attraverso ceramica, grès, ferro, acciaio corten, legno e carta, si fonda su un rapporto diretto con materiali naturali o di recupero.

Superfici, irregolarità e tracce del tempo non vengono nascoste, ma entrano nella costruzione dell’opera come testimonianze di una vita precedente. La sostenibilità emerge così dal processo stesso di trasformazione della materia e dalla possibilità di attribuirle una nuova forma e un diverso significato.

 

Dettaglio di Bauci: l’oro affiora nelle fenditure e nelle cavità del legno come segno di rigenerazione, ph. ©Mimmo Capurso.

 

Nel Cortile d’Onore è installata Bosco, opera del 2012 composta da diciannove elementi in ferro disposti secondo un andamento a spirale. Le forme verticali e gli intervalli che le separano definiscono uno spazio attraversabile, nel quale il movimento dello spettatore diventa parte della percezione dell’opera.
Il metallo, resistente ma soggetto all’ossidazione, registra l’azione del tempo e restituisce l’immagine astratta di una comunità vegetale.

 

Dettaglio di Bosco (2012), installazione composta da diciannove elementi in ferro disposti a spirale. Le ramificazioni metalliche evocano una comunità vegetale attraversata dal tempo e dall’ossidazione, ph. ©Mimmo Capurso.

 

Nel Giardino trova invece posto Filemone e Bauci del 2021, costituita da due grandi sezioni di legno di recupero inserite entro strutture circolari in ferro. L’oro affiora nelle fenditure e nelle cavità delle superfici lignee come segno di rigenerazione. Il titolo richiama il mito narrato da Ovidio, nel quale i due anziani coniugi vengono trasformati in alberi con i tronchi uniti, e traduce il racconto in una riflessione sulla cura, sulla memoria e sul rapporto tra essere umano e natura.

 

Le sezioni lignee di Filemone e Bauci sono accolte entro strutture circolari in ferro, in un dialogo tra materia naturale e costruzione metallica, ph. ©Mimmo Capurso.

 

«Il lavoro nasce dall’esigenza di condensare passato e presente. Il legno di recupero è la testimonianza di un precedente vissuto, mentre l’acciaio è maggiormente affine a un’idea di tecnologia e contemporaneità», spiega Maria Cristina Carlini.
Le due installazioni stabiliscono un rimando tra la dimensione minerale del cortile e quella vegetale del giardino, accompagnato da un progetto illuminotecnico che ne modifica la lettura nelle diverse ore della giornata.

Promossa dal Comune di Milano (Milano-Cultura) e prodotta da Palazzo Reale e Fondazione Maria Cristina Carlini Ets con Associazione Ethicando, la mostra è parte di Suart, piattaforma internazionale di confronto sulle implicazioni ambientali, sociali ed economiche della sostenibilità nell’arte contemporanea.

Il progetto tecnico dell’allestimento è coordinato dall’architetto Giuseppe Tortato, con Andrea Montironi e Giulia Chiappelli nel design team e Gianluca Puccetti per gli aspetti strutturali.

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