Fondata nel 1906 a Chiampo, in provincia di Vicenza, con il nome di Industria Marmi Vicentini, Margraf celebra nel 2026 i 120 anni di attività. Un anniversario che l’azienda ha scelto di raccontare attraverso Memoria di Pietra, l’installazione realizzata per Marmomac 2026, in collaborazione con Adi Design Museum e con la curatela di Raffaello Galiotto.

Il progetto ha proposto una rilettura della storia del design italiano attraverso dodici oggetti rappresentativi di altrettanti decenni, dal 1910 a oggi, riprodotti utilizzando differenti tipologie di marmo. L’idea è stata quella di immaginare questi prodotti come reperti archeologici di un futuro lontano, testimonianze materiali della cultura progettuale del Novecento e dei primi decenni del Duemila.

Nello stand Margraf di circa 400 mq, dodici basamenti in Pietra Santafiora emergevano da una superficie sabbiosa che richiamava un sito di scavo. Su ciascuno trovava posto la reinterpretazione di un oggetto che ha segnato la storia della produzione industriale italiana. La selezione comprendeva la macchina per scrivere M1 di Olivetti, la Moka Bialetti, la Vespa 98 di Piaggio e la Fiat 500 di Dante Giacosa. Per i decenni successivi erano stati scelti, fra gli altri, il televisore Doney di Marco Zanuso e Richard Sapper per Brionvega, l’appendiabiti Sciangai di De Pas, D’Urbino e Lomazzi per Zanotta, la lampada Tolomeo di Michele De Lucchi e Giancarlo Fassina per Artemide e la poltrona Bubble Club di Philippe Starck per Kartell.

Le riproduzioni erano realizzate con materiali della gamma Margraf, dal Fior di Pesco Carnico al Botticino Classico, dal Rosso Cardinale al Bianco Covelano. L’allestimento metteva così in relazione la memoria degli oggetti industriali con le caratteristiche cromatiche e materiche delle pietre naturali, utilizzate per riprodurre forme originariamente concepite in metallo, plastica e altri materiali.

Dall’estrazione alla lavorazione su misura
La mostra ha offerto anche l’occasione per ripercorrere l’evoluzione industriale di Margraf, nata come attività di estrazione e lavorazione dei marmi locali. Una prima fase di espansione risale al 1935, con l’arrivo di Gaetano Marzotto alla presidenza. Negli anni Ottanta viene adottato il nome Margraf, acronimo di Marmi Graniti Affini, seguito nel 1999 dalla fusione nel Gruppo Linea Marmo e dall’ingresso della famiglia Xompero nella gestione aziendale.

Nel corso dei decenni l’attività si è estesa dalla fornitura di blocchi e lastre alla realizzazione di elementi su misura per l’architettura e l’interior design, con investimenti negli impianti di trasformazione, nelle lavorazioni superficiali e nello sviluppo di prodotti destinati a specifiche applicazioni progettuali.

Oggi Margraf conta oltre 200 dipendenti, nove sedi operative e cinque cave di proprietà in Italia, con un fatturato di 83 milioni di euro nel 2025 e una presenza commerciale in oltre 80 Paesi. La filiera comprende l’estrazione, la trasformazione dei blocchi in lastre, la produzione di marmette e le lavorazioni speciali per rivestimenti, facciate ed elementi d’arredo.

Tra i materiali estratti direttamente dall’azienda figurano il Fior di Pesco Carnico, proveniente dalla cava di Forni Avoltri, in provincia di Udine, il Botticino nel Bresciano, la Pietra Santafiora estratta a Manciano, in Toscana, e le pietre vulcaniche Lavagrigia e Lavarosa di Vitorchiano. A questi si aggiungono materiali selezionati in oltre 40 Paesi.

Negli ultimi anni l’azienda ha inoltre sviluppato collaborazioni con progettisti e designer, fra cui Hannes Peer, ampliando la sperimentazione sulle possibilità espressive e applicative della pietra naturale. Un ambito di ricerca di cui Memoria di Pietra costituisce un ulteriore esempio, con un progetto che utilizza il marmo per rileggere oggetti e materiali della storia del design.
