Open, la mostra-installazione di Labics all’Aedes Architecture Forum di Berlino

Una sequenza di porticati di diversa larghezza attraversa gli spazi dell’Aedes Architecture Forum a Berlino, passando dall’interno all’esterno e viceversa.
Costruita in legno annerito, la struttura si comporta come una loggia – un passaggio da attraversare più che un oggetto da osservare – che si snoda tra galleria e cortile, alternativamente celando e rivelando luoghi dove sedersi e sostare, tra piante e libri. È Open, l’installazione attraverso cui lo studio Labics trasforma il limite che separa in soglia che connette.

 

Il modello di Open (ph. courtesy Labics)

 

L’architettura ha da sempre riguardato la costruzione di limiti: tra esterno e interno, pubblico e privato, naturale e artificiale. Open ne rovescia il significato. L’installazione, nelle parole di Maria Claudia Clemente e Francesco Isidori, si propone interpretare il limite “come spazio accogliente, uno spazio che connette”. Quando il confine si ispessisce fino a diventare abitabile, esso smette di dividere e si trasforma in “un elemento di mediazione tra sé e il mondo”, soglia tra la dimensione pubblica della città e quella privata dell’architettura, capace di innescare relazioni e di arricchire il dominio collettivo.

 

Ph. ©Andrew Alberts

 

Una posizione etica – restituire all’architettura il suo ruolo nel plasmare la città in quanto Civitas in un momento in cui la sfera individuale tende a prevalere su quella comune. È la medesima linea di ricerca che lo studio ha sviluppato nel libro The Architecture of Public Space (Park Books, 2023), uno studio sulle piazze italiane e gli spazi-soglia che risuona anche nei lavori recenti dello studio, dal restauro di Palazzo dei Diamanti a Ferrara alla riqualificazione del Padiglione Centrale ai Giardini della Biennale di Venezia, completata nel 2026.

Del resto in architettura, come in fisica e matematica, il concetto di limite pone una questione legata alla sua estensione: può essere una superficie bidimensionale oppure, attraverso un ispessimento, può assumere la connotazione tridimensionale di uno spazio.
Se la prima condizione è certo la più diffusa, i casi in cui la dimensione del limite si dilata, fino quasi a sfumare l’immagine e a aprire la forma, producono un cambiamento nel significato stesso dell’architettura, che in virtù dell’espansione del suo confin, si fonde con lo spazio naturale, al di fuori di sé.

Lo spostamento di significato implica anche uno spostamento del concetto stesso di confine: se è abitabile, non è più una frontiera che separa bensì uno spazio accogliente; se il confine diviene aperto e poroso, diventa un luogo che connette diverse condizioni — esterno e interno, pubblico e privato, naturale e artificiale; infine, se il confine è capace di accogliere la vita, diviene un elemento di mediazione tra sé e il mondo.

 

Ph. Andrew Alberts

 

Aperta al pubblico dal 4 luglio al 19 agosto 2026, Open nasce dal conferimento a Labics del titolo di AW Architetto dell’Anno 2026 — il premio della rivista tedesca AW Architektur & Wohnen, che in passato è stato assegnato a studi come Mvrdv, Big, Snøhetta, Kéré Architecture, Tatiana Bilbao, Sou Fujimoto, Christoph Ingenhoven e Jeanne Gang. Labics è il primo studio italiano a entrare in questo albo.

 

Ph. ©Andrew Alberts

Labics

Francesco Isidori e Maria Claudia Clemente (ph. ©Urban Zintel)

Fondato a Roma nel 2002 da Maria Claudia Clemente e Francesco Isidori, Labics è uno studio di architettura e progettazione urbana che tiene insieme ricerca e costruzione, con lo spazio pubblico al centro della propria pratica.

Tra i progetti realizzati figurano la sede della Mast Foundation a Bologna, il complesso Città del Sole e l’edificio universitario CuBo a Roma, l’asilo Jacaranda a Milano, il restauro di Palazzo dei Diamanti a Ferrara e, nel 2026, la riqualificazione del Padiglione Centrale della Biennale di Venezia.
Attualmente in cantiere sono il complesso residenziale Uptown a Milano, il restauro di un isolato all’interno della Crypta Balbi e la Passeggiata archeologica dei Fori Imperiali a Roma, insieme alla struttura di copertura del complesso termale di Capo di Bove; nel 2021 lo studio ha vinto il concorso per la nuova arena del Colosseo. Labics ha esposto più volte alla Biennale di Venezia e ha pubblicato i volumi Structures (Park Books, 2018), sul rapporto tra struttura e architettura, e The Architecture of Public Space (Park Books, 2023), sulle teorie e le strategie per il progetto dello spazio pubblico.

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