Triennale Milano porta la pittura italiana contemporanea a Rio de Janeiro

Dopo Buenos Aires e Brasilia, Pittura italiana oggi. Una nuova scena approda al Polo Culturale ItalianoRio di Rio de Janeiro.
Fino al 26 settembre 2026, la mostra riunisce le opere di 27 artiste e artisti nati tra il 1990 e i primi anni Duemila, offrendo una ricognizione sulle direzioni assunte dalla pittura italiana contemporanea: dalla rappresentazione del corpo alla rilettura della tradizione, dagli oggetti del quotidiano al progressivo avvicinamento tra figurazione e astrazione.

 

Alessandro Fogo, Blue screen of death, 2024.

 

Ideata da Triennale Milano e curata da Damiano Gullì, attuale responsabile del Public Program e delle attività editoriali dell’istituzione, l’esposizione è promossa dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e realizzata in collaborazione con il Consolato Generale d’Italia e l’Istituto Italiano di Cultura di Rio de Janeiro.
La mostra riprende e sviluppa la collettiva dedicata alla pittura italiana contemporanea organizzata da Triennale Milano nel 2023, adattandone il progetto al tour internazionale.

Roberto de Pinto, Solleone, 2023, ph. ©Andrea Benedetta Bonaschi.

 

L’obiettivo è far conoscere all’estero una generazione emergente e, nello stesso tempo, utilizzare l’arte come occasione di dialogo culturale tra l’Italia e i Paesi che accolgono le diverse tappe.
«L’esposizione nasce da una grande rassegna sullo stato della pittura italiana contemporanea presentata per la prima volta in Triennale nel 2023, inserendosi in un percorso di promozione della scena artistica italiana che l’istituzione sta portando avanti da tempo», ha spiegato Damiano Gullì. «È per noi quindi un grande onore poter ora essere con la mostra a Rio de Janeiro, dopo le tappe di Buenos Aires e Brasilia del 2025, ed avere così un’ulteriore opportunità di valorizzare il lavoro di giovani artiste e artisti italiani in contesti internazionali».

 

Bea Bonafini, Crush, Crushed, 2022, ph. ©Stefano Maniero.

 

Il percorso è suddiviso in cinque sezioni: Da soli / insieme; Storia, storie e tradizione; Metafisica del quotidiano; In Beetween; Forme, colori, tempo, materia.
La successione accosta temi, tecniche e differenti modi di intendere il mezzo pittorico.

 

Emilio Gola, Pillow Talks, 2022, ph. ©Michela Pedranti.

 

La prima sezione affronta identità, alterità e autorappresentazione attraverso corpi, gesti e relazioni. Nei lavori di Beatrice Alici, Andrea Fontanari, Pietro Moretti, Giuliana Rosso e Davide Serpetti, ritratti e autoritratti nascono dall’incontro tra osservazione diretta, memoria autobiografica e invenzione, con registri che spaziano dal drammatico al grottesco, dal malinconico all’ironico. Il colore si allontana dalla riproduzione naturalistica e accoglie riferimenti provenienti dai social network, dal cinema, dalla letteratura, dal fumetto, dai videogiochi e dalla fotografia.

 

Andrea Fontanari, Untitled (People II), 2023.

 

Storia, storie e tradizione riunisce invece le opere che rielaborano miti, archetipi e iconografie del passato. Ismaele Nones e Jem Perucchini guardano alla storia dell’arte, mentre la ricerca socio-antropologica di Giulia Mangoni attinge al folclore e ai caratteri dei luoghi. Artista italo-brasiliana, Mangoni ha realizzato opere site-specific anche per le precedenti tappe di Buenos Aires e Brasilia, stabilendo un collegamento diretto tra i contesti culturali coinvolti nel tour. Il recupero della tradizione diventa così il punto di partenza per costruire narrazioni legate alla memoria e all’identità, individuale e collettiva, e per interrogare il valore simbolico delle immagini e le loro trasformazioni nel tempo.

Giulia Mangoni, L’incrocio di Vallefredda, 2023.

 

In Metafisica del quotidiano, Alessandro Fogo, Giorgia Garzilli, Viola Leddi e Andrea Martinucci isolano e scompongono oggetti ed elementi ordinari, inserendoli in associazioni inattese. Dettagli consueti assumono una dimensione enigmatica o surreale, diventando espressione di emozioni e stati d’animo oppure occasione per riflettere sulla storia e sull’evoluzione della natura morta.

 

Andrea Martinucci, Noi, 2021, ph. ©Alberto Fanelli.

 

La sezione In Beetween si concentra sulla permeabilità dei confini tra astrazione e figurazione. Nelle opere di Alice Faloretti, Cecilia Granara, Mario Silva, Sofia Silva e Marta Spagnoli, le immagini affiorano attraverso segni, tracce, frammenti e interventi lievi, oppure si dissolvono in stratificazioni nelle quali predominano colore e materia. Forme organiche e geometrie costruiscono composizioni sospese tra il dato riconoscibile, il sogno e una dimensione più interiore.

 

Alice Faloretti, Cliffs scattered in the wind, 2024.

 

In Forme, colori, tempo, materia, le ricerche di Bea Bonafini, Genuardi/Ruta, Edoardo Piermattei ed Eva Chiara Trevisan si concentrano sull’astrazione, sulla durata, sulla sedimentazione e sulla consistenza fisica del colore. La pittura supera i margini della tela e si confronta con supporti e materiali differenti, dal sughero inciso al metallo, dal cemento pigmentato alle stratificazioni di acrilico racchiuse tra vetro e legno.

 

Edoardo Piermattei, Halité, 2024.

 

Sfumature, sovrapposizioni e variazioni cromatiche sono parte di una sperimentazione che mette in discussione la superficie tradizionale del dipinto. Il colore assume spessore, entra nello spazio e avvicina la pittura alla dimensione scultorea.

 

Sofia Silva, Unfinished Squinzia (Self-Portrait as I leave), 2023, ph. ©Matteo Danesin.

 

Nel suo insieme, il percorso restituisce una scena articolata, nella quale figurazione e astrazione convivono e le tecniche tradizionali entrano in relazione con materiali e immaginari contemporanei. Anziché proporre una definizione univoca della pittura italiana, la mostra ne evidenzia la varietà attraverso linguaggi, supporti e riferimenti culturali differenti.

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