Come palafitte del terzo millennio, massicce colonne liberano il suolo dall’impronta della torre residenziale progettata dallo studio Carlo Ratti Associati, in collaborazione con l’impresa di costruzioni coreana GS E&C CRA-Carlo Ratti Associati, a Seoul.
La scelta di liberare il suolo dall’impronta dell’edificato coincide con i criteri della ‘città-spugna’. Per mitigare le inondazioni provocate dalle sempre più frequenti piogge intense, l’acqua viene assorbita e trattenuta dal terreno rallentandone la corsa verso il sistema fognario cittadino.

«Nell’ultimo secolo le città – dice Carlo Ratti – hanno cercato in tutti i modi di far scomparire l’acqua il più velocemente possibile. Al contrario, oggi a Seoul ci chiediamo se sia possibile che un manufatto edilizio possa dare all’acqua più tempo e più spazio. Sollevando l’edficio permettiamo al suolo di contenere più alberi, assorbire i flash floodings e lavorare come parte di un sistema urbano di adattamento ai cambiamenti climatici».
Lo spazio aperto ai piedi della torre è concepito come un’estensione della vita quotidiana dei residenti, con spazi collettivi come un orto condiviso, tea houses e zone per pranzare.
Alta 140 metri, sfruttando le normative locali che impongono la realizzazione di un livello di sicurezza/evacuazione ogni 30 piani, la torre include anche giardini pensili esterni condivisi concepiti come ambienti di socializzazione.
Le facciate, anziché basarsi su un involucro uniforme, rispondono ai rispettivi orientamenti: quella rivolta a sud incorpora pannelli fotovoltaici, mentre le facciate est e ovest sono provviste di pinne schermanti per ridurre l’incidenza dei raggi solari a bassa inclinazione.
